(P)RODI, (P)RODI...L'ITALIA. POLITICA E FINANZA DEL
PRE-INCIUCIO (di G. la Grassa)
Sul Giornale di oggi (9 ottobre) trovo un articolo
di Lodovico Festa che ritengo ambiguo eppur interessante. Solo il fazioso
e testone, com’è spesso lo schierato a sinistra, crede
che il mondo si divida in buoni, sinceri e intelligenti (i “suoi”)
e in bugiardi, cattivi e stupidi ( “gli altri”). Ritengo
invece Festa persona ben informata, con ottime relazioni in ambienti
confindustriali che contano (e sanno), anche se certamente avversari
del “Luca” e dei suoi conniventi. Nell’articolo si
punta l’attenzione sulla Goldman Sachs, facendo chiaramente intuire
al lettore (non tonto) le operazioni da “gruppo di pressione”
da questa compiute in combutta con quella che viene correttamente definita
una lobby, la Nomisma (messa in piedi da Prodi). Quest’ultimo
non è certo l’“onest’uomo” creduto dai
suoi “ingenui” elettori. E’ di mediocre intelligenza,
pessimo nella sua “specializzazione” professionale, ma sicuramente
legato a clan di potere estremamente pericolosi, uno dei quali è
questa Goldman Sachs che ha piazzato suoi uomini in posti decisivi non
solo nel governo economico degli USA (il suo paese d’insediamento),
ma anche qui da noi.
Festa ne ricorda alcuni, e cito anch’io, a mo’ di esempio,
il duo (Costamagna e Tononi) che è quasi sicuramente all’origine
del progetto Rovati per la Telecom (di cui Prodi fa finta di non sapere
nulla, arrivando al colmo del ridicolo e della sfacciataggine). Ma non
è questo ciò che qui mi interessa rilevare. Festa si scorda
proprio il più importante posto occupato da uno degli uomini
della Goldman Sachs (suo vicepresidente fino alla nuova nomina), quello
di Governatore della Banca d’Italia. E dimentica che, da qualche
tempo, è consulente della stessa (come lo fu Prodi anni fa) Mario
Monti. Perché non nominare proprio questi personaggi? Non credo
ad una involontaria omissione di Festa, ma a tutto il contrario, perché
è meglio non toccare chi potrebbe un giorno tornare utile al
centrodestra, magari tenendo a battesimo qualche “inciucio”
con lo schieramento opposto (se accettasse di ridurre a ragione i suoi
“estremisti” di sinistra).
Festa dà la giusta importanza anche a quella grande fusione bancaria
che diventerà la SanIntesa. Egli naturalmente non si dimentica
di ungere Bazoli & C., dicendo che il colosso nato da tale operazione
sarà una “delle risorse di formidabile qualità per
l’economia italiana”. Solo che dovrebbe, secondo lui, decidersi
ad allentare i suoi legami con Prodi. Leggendo Festa sembra quasi che
Bazoli sia un po’ subornato dal Premier, mentre è invece
quest’ultimo – e, se il giornalista è intelligente
come penso, sa meglio di me che le cose stanno così – ad
essere l’esecutore del grosso centro finanziario in gestazione.
E’ evidente, anche in tal caso, che si spera di staccare un potente
come Bazoli dalla sua longa manus Prodi, e di renderlo neutrale o favorevole
all’inciucio di cui detto.
Altri “avvertimenti” vengono infatti lanciati alla futura
SanIntesa, sottolineando notizie che non sono una novità (se
ne parla da giorni), ma che è significativo vedere riportate
da chi, lo ripeto, ha buoni canali di informazione in settori confindustriali
(e quindi anche politici). L’opposizione del Governo (Di Pietro)
alla fusione di Autostrade (Benetton) con la spagnola Abertis –
opposizione dichiarata in nome di una ridicola difesa dell’italianità,
dopo averla attaccata nella persona di Fazio all’epoca delle scalate
olandesi e spagnole all’Antonveneta e alla BNL – è
in realtà “una pressione sulla famiglia di Ponzano Veneto
per lasciare spazio alla banca milanese [SanIntesa per l’appunto;
ndr] che vuole entrare massicciamente nel campo delle utility”.
Non solo; è “di ieri la notizia che insieme a Mediobanca
e Generali [si parlava pure, per quanto ho sentito, di Unicredit e Capitalia,
e forse Montepaschi; ndr], anche la banca bazoliana potrebbe inserirsi
nel nucleo di comando di Telecom…..quale compromesso….per
evitare guerre prolungate tra esecutivo e impresa telefonica”.
Insomma, una serie di favori che l’esecutore (Prodi) fa ai suoi
“superiori” (poteri finanziari) per avere aiuto e superare
un momento assai più che difficile. E in effetti si è
anche sparsa la notizia “che un autorevole esponente del futuro
gruppo San Paolo Intesa, Pietro Modiano, peraltro bravissimo banchiere”
[altra evidente “unta” di Festa a chi, considerato dalemiano,
non rientrava in un primo tempo nell’organigramma previsto per
la superbanca nascente, e fu reinserito solo dopo intervento dei DS;
ndr] va “in giro a garantire che la futura megabanca rimedierà
ai gravi guasti combinati dall’ineffabile coppia Prodi-Padoa Schioppa
sulle liquidazioni”. Cioè, in parole povere, la SanIntesa
con una mano aiuterebbe Prodi finanziando le piccolo-medie imprese a
buone condizioni (visto che il Tfr sottratto costava sul 3% e i prestiti
“normali” sono almeno al doppio), e con l’altra ci
guadagnerebbe comunque dei bei soldini; così tutti contenti e
felici (si fa per dire).
Queste ultime mosse preoccupano evidentemente il centrodestra, perché
si tenta di chiudere il contenzioso apertosi oggettivamente (e malgrado
tutta la buona volontà di Montezemolo e dei dirigenti di altre
associazioni imprenditoriali italiane, i cui iscritti sono però
ultraincazzati) tra Governo e industriali, commercianti, professionisti,
ecc. Si cerca di mettere il tappo al caso Telecom, dove Prodi e Tronchetti
si sono, nei fatti, accusati reciprocamente di mendacio, ma solo per
darsi i ben noti “avvertimenti” (come li definireste?) che
preludono al compromesso. Nel contempo, si cerca – dopo aver fatto
il bel regalino alla Fiat con la “mobilità lunga”
ecc., a Merloni con la rottamazione dei frigo, ecc. – di ammorbidire
i piccolo-medi imprenditori sostituendo il Tfr sottratto con prestiti
non troppo disastrosi per i loro bilanci. Si farà poi in modo
di tirare la coperta per addivenire anche a qualche affievolimento della
protesta dei sindaci. E così, di “stiramento in stiramento”,
aggiusta di qua e aggiusta di là, semplicemente con “conti
della serva” (o del “ragioniere”), senza un minimo
di strategia salvo affidarsi allo “stellone” di una presunta
ripresa (da offrire in pasto alla popolazione ignara, soprattutto sparando
cifre a capocchia mediante istituti statistici ormai rodati nelle più
perverse menzogne e manipolazione dei dati), si tira avanti; con la
sola intenzione di allontanare il più possibile il momento della
resa dei conti. E quanto più si galleggerà affannosamente,
tanto più avremo lo squasso finale.
D’altronde, non si pensi di avere alternative. In questo senso,
l’articolo di Festa è interessante, e a suo modo importante,
giacché rivela la mentalità dell’opposizione, priva
anch’essa di orientamenti e prospettive strategiche; gioca solo
di rimessa e spera in un affondamento della maggioranza per “virtù”
propria. Da qui tutte le chiacchiere sulle manifestazioni o meno. Se
ne fa una grossa a Milano o Roma? No, forse meglio farle decentrate
nelle varie città (le 150 del Berlusca sempre più leggero
ed effimero). No, è meglio esperire prima tutte le vie in Parlamento;
mentre al suo esterno, nei vari “Palazzi”, le diverse cosche
si riuniscono cercando l’inciucio. Si può essere quasi
sicuri che, almeno provvisoriamente, il centrosinistra – mostrando
di nascosto “l’acciughetta” agli avversari –
li “fregherà” clamorosamente. D’altronde, pensiamoci
bene. Destri e sinistri sono tutti politicanti di basso rango. Tuttavia
i primi (parlo del grosso delle loro truppe) sono dilettanti, che hanno
anche altre possibilità lavorative. I sinistri no, sono in maggioranza
professionisti (pur senza abilità professionale); se vanno a
casa, non sanno come vivere perché di altri lavori non ne conoscono.
Per loro, restare al governo è questione decisiva.
La conclusione è una: per qualche tempo, avremo ancora ai vertici
(politici) clan di centrosinistra (con Prodi o senza, non sarà
completamente rilevante) con sopra i potenti centri finanziari e la
grande imprenditoria industriale; un po’ ammaccata, un po’
rissosa e “incazzosa”, ansimante, senza alcuna innovazione
né capacità di “fare sistema”, ma che si strascicherà,
magari portando fuori Italia parte degli investimenti e creando nuove
società non certo trainanti (come quella famosa Charme, di Montezemolo,
Merloni, Unicredit e altri, con sede in Lussemburgo e che ha costituito
una joint venture con i cinesi per l’importazione e diffusione
nei paesi del Mediterraneo di cashmire proveniente dal lontano paese
asiatico). Sotto, un ammasso di ceti sociali presi per i fondelli, più
fortemente acciaccati e a corto d’ossigeno; ma tanto masochisti
da slittare da destra a sinistra o viceversa, perché andare a
votare è un “dovere civile”; anche se si votano schiere
di guitti e perfino individui intellettualmente handicappati, che lasciano
fare e disfare persone più intelligenti, ma non dedite al bene
del paese, né delle maggioranze elettorali; continuate pure ad
affidarvi a loro (dalla SanIntesa alla Goldman Sachs, da Montezemolo
a Tronchetti, e via dicendo) e votate chi esegue i loro ordini o cerca
di ingraziarseli per ottenere il posto di “servitori modello”.
E andiamo avanti, finché dura. Mi si permetta almeno di propagandare
il mio libro (Il gioco degli specchi, Editrice Ermes; e-mail editricermes@tiscali.it).
Non ci guadagno proprio nulla; non ho diritti d’autore e ho comprato
100 copie a 10 euro l’una (fate i calcoli). Solo che leggendo
i giornali, constato ogni giorno di averci azzeccato per almeno un 70-80%;
ed io non sono “servo” di nessuno dei “due padroni”:
politicanti e gruppi finanziario-industriali.