ANDIAM, ANDIAM, ANDIAMO A LAVORAR (10.04.06 di Gianfranco
La Grassa)
(sull’aria della canzone di Churchill da “Biancaneve e i
sette nani” di Disney)
1. Premetto che comincio a scrivere prima che siano chiuse le urne,
per non essere influenzato dai risultati, del resto ormai ben sicuri.
Per prima cosa, anche se me ne dispiace, non posso esimermi –
perché sono fatto così – dal puntualizzare sia pure
poche cose.
Partiamo da un discorso serioso e impegnativo (ma breve). La mia generazione
(e quelle immediatamente precedenti e successive) ha evidentemente molte
colpe per com’è oggi fatto il mondo (in specie il “nostro”,
il cosiddetto occidentale). Inoltre, quelli che pensano (o pensavano)
come me hanno subito una sconfitta, che può essere definita “storica”
(quella del sedicente comunismo). Circa il fatto di non essere stato
molto in gamba, di aver sbagliato molte scelte e giudizi, di essere
stato lassista e di larga manica di fronte a tanta merda che debordava
da tutti i lati, non voglio avanzare troppe scuse né tanto meno
“chiamarmi fuori”. Della sconfitta del comunismo mi sento
partecipe, anche se voglio ricordare che, dal 1962-63, ruppi con i PC
ufficiali (“da sinistra”, come si diceva allora) e produssi
analisi sempre più pungenti e critiche sulla loro degenerazione
e su quella del “socialismo reale” (URSS in testa); naturalmente
non fui il solo, e per le mie analisi mi basai del resto sulle tesi
del mio maestro francese (Charles Bettelheim) e della corrente marxista
althusseriana di cui egli divenne parte dal 1967-68.
Proprio perché non mi sento un “innocente”, non sopporto
molti (troppi) sinistri attuali che vedono il male negli altri, mentre
loro sono sempre i più morali, i più intelligenti, i più
colti. Tanto intelligenti e colti che di un prodotto del degrado morale
e culturale degli ultimi trenta-quarant’anni, verificatosi in
tutto il mondo occidentale, hanno fatto l’artefice primo di tale
degrado (sto parlando di Berlusconi). Negli ultimi 12 anni sono stato
tormentato da questi cazzoni di colti e intelligenti di sinistra con
l’assurda e antistorica storiella dell’uomo che assomma
in sé tutto il male del mondo, quel male di cui, lo ripeto, sono
responsabili le varie generazioni dai quarantacinque anni in su. Almeno,
io sento di essere parte di questo degrado; ma invece loro no, si credono
perfetti, proprio quando il ceto politico e intellettuale che esprimono
è la più perfetta rappresentazione degli “ultimi
uomini” vaticinati da Nietzsche. Si tratta di quanto di più
mostruoso e abominevole abbia prodotto la storia dell’umanità
dall’età della pietra. Non nascondo, proprio nell’ora
in cui questi degenerati pensano di aver vinto chissà che, di
disprezzare profondamente questi intellettuali e politici di sinistra,
nonché questo “ceto medio” improduttivo profondamente
stupido che forma l’ossatura di tale raccogliticcio raggruppamento
politico (mentre l’ossatura dei PC degli anni ’50 e ’60,
con cui ho pur sempre rotto, era almeno costituita da operai e contadini);
un ceto medio che si crede colto perché legge quattro romanzetti
di scrittorucoli moderni, va a vedere filmetti per cui grida ogni volta
al capolavoro, gira con aria da intenditore per le varie mostre (di
cui l’arguto Muscetta diceva già molti anni fa: “Il
sonno della Regione produce mostre”), va all’estero e crede
di conoscere il mondo su cui sputa sentenze da far rabbrividire (e che
mi tocca sorbire con aria seria e sorridendo, anch’io “falso
come Giuda”).
Questi colti e intelligenti si sono fatti convincere – ripetendolo
anche loro cento volte al giorno – che stava avanzando il fascismo,
il regime più bieco (anzi il fascismo era acqua di rose di fronte
a quello che avanzava). E su questo pericolo fascista hanno guadagnato
milioni: i Camilleri e i Conso e i Baricco, i Moretti e i Guzzanti,
Fabio Fazio e la Serena Dandini e Benigni, Santoro e Gad Lerner e Biagi,
Eco e Furio Colombo e Travaglio, ecc. ecc. Dove si è mai visto
un fascismo – Mussolini, Hitler, Franco, Salazar, Peron, ecc.
– che abbia impiegato 12 anni a prendere il potere e instaurare
un regime? Dove si è mai visto un regime in cui il dittatore
si facesse svillaneggiare sui giornali, in TV (perfino nelle reti di
cui ha la proprietà), su internet e in ogni dove? Dove si è
mai visto un dittatore che, in 12 anni, è stato al Governo per
5 anni e 7 mesi (nel 1994) e ha poi accettato di farsi mandare a casa
in elezioni “democratiche”?
Adesso, nel momento in cui il “dittatore” è stato
licenziato, dico basta a tutto l’immondezzaio di troppi (non tutti
i) sinistri che mi hanno rotto i “sissi e biribissi” per
tanti anni. Non sono né morali né colti né intelligenti;
sono come me e come tanti altri, che non la pensano alla loro stessa
maniera, non hanno i loro tic, le loro paranoie; ne hanno altre, ma
non le loro. Io non sono certo meno colpevole di questi esseri “sinistri”
per tutto lo schifo che si constata ogni giorno nel mondo; ma cerco
di rendermene conto, di analizzare la situazione riflettendoci sopra,
non butto tutta la colpa su altri, e in particolare su “un altro”.
Riesco almeno a capire che ci sono motivi storici profondi che stanno
minando la nostra cosiddetta civiltà; e, pur essendo invischiato
in una vecchia cultura, in un vecchio apparato teorico di analisi, ecc.
mi sforzo di capire qualcosa, faccio qualche ipotesi su quanto sta accadendo
(sapendo che senz’altro si rivelerà poi sbagliata, ma almeno
si tenta). Molti (non tutti i) sinistri non fanno un simile sforzo:
sono monomaniaci, la causa del male è una sola, ed è puramente
incarnata in un essere umano individuale.
Certamente io non disprezzo chi è andato a votare; e nemmeno
lo stimo. Per me il non voto è come il voto, sono agnostico così
come lo sono in campo religioso. Non credo in Dio ma nemmeno predico
la sua inesistenza. E così io non predico il non voto, pur se
non credo in esso e quindi non vado a votare. Per me, troppi (non tutti
i) sinistri non sanno ragionare se non in termini puramente personalistici,
sanno solo dare addosso agli individui in carne ed ossa, vedono il male
incarnato in un qualche “uomo nero”, non sanno fare il becco
di una analisi minimamente fondata su qualche fatto; certo, lo so, analisi
che si fonda su ipotesi (perché i “fatti” esistono
in funzione delle ipotesi formulate) e quindi sempre aperta all’errore
e alla successiva revisione. Ma almeno è una analisi. Invece
questi troppi sinistri non sanno farla, perché pensare è
difficile, sputare sentenze e odiare un individuo è semplice,
è rassicurante, non si fa fatica, il cervello può riposarsi.
In tal senso, questi sinistri sono da rottamare perché del tutto
inutili, anzi pericolosissimi.
2. Toltomi qualche sassolino (ancora pochi) dalle scarpe, posso anche
dire: “chi ha avuto, ha avuto, ha avuto; chi ha dato, ha dato,
ha dato; scurdammose o’ passato, siamo in Italy paisà”.
In realtà, lo scorderò solo fino a quando qualcuno non
riprenderà a parlarmi di qualche altro uomo che è causa
di ogni male, di qualche altro fascismo o regime che avanza. Chi non
ha voglia di fare qualche piccolo sforzo di analisi, chi non ha voglia
di pensare ma solo di dire stronzate immani come quelle dei troppi (non
tutti i) sinistri che mi hanno tormentato in questi ultimi anni, è
bene che mi lasci in pace, che si allontani da me per sua personale
decisione; perché a me dispiacerebbe dover essere sgarbato e
mandarlo infine “affanculo”. Arrivato alla mia bella età,
non intendo avere più pazienza, per il semplice fatto che non
ho più tempo. E’ inutile raccontarsela; l’orologio
biologico è entrato nell’ultimo quadrante (anzi “ottante”).
C’è adesso molto da fare, proprio sul piano del pensare
e riflettere e analizzare. Non ripeterò qui quanto ho già
inviato negli ultimi giorni. Si sa bene come la penso sul centrosinistra,
sul fatto che non ha autonomia rispetto ai “poteri forti”;
che tuttavia ipotizzo siano molto deboli invece, e che porteranno, secondo
me con altissima probabilità, il paese in una situazione difficile
(oscillante tra il semplice sfascio ed un periodo di scarsa crescita
e di corrompimento del tessuto sociale, con fenomeni socio-politici
poco piacevoli non troppo lontani nel tempo). Si tratta, come già
detto, di ipotesi, quindi di un discorso che resta aperto e va continuato.
Sono poi deciso ad andare oltre l’orizzonte teorico e culturale
in cui ci si è imbozzolati per troppo tempo. Mi è difficile
farlo, per le mie “tradizioni”, ma cercherò di scrollarmele
di dosso il più possibile; e quando mi capiteranno a tiro dei
“giovani”, dirò loro apertamente di mandare al Diavolo
sia coloro che hanno rinnegato ogni loro principio sia coloro che ai
principi stanno attaccati come certi vermi ai cadaveri in putrefazione.
E basta con le scuole accademiche: che siano liberali, riformiste, marxiste
(“creative” o “ortodosse”). Il dibattito esca
dal ceto intellettuale, sempre più narcisista e autoreferente,
e circoli tra gli “ignoranti”. In Manhattan, di fronte ad
una Diane Keaton, “pierina” e che annovera tra le sue conoscenze
un mucchio di intellettuali alla moda, Woody Allen sbotta: “conosci
troppi intelligenti, se avessi frequentato qualche imbecille, saresti
meno insopportabile”. Ecco, è la risposta giusta in certi
casi!
Tuttavia, ci sono anche tanti miti della “sinistra che fu”
– non parlo dei cialtroni attuali, dove non esiste destra o sinistra
se non nella testa bacata di molti (troppi) elettori – che bisognerà
ridiscutere, e talvolta perfino prendere a calci (sempre dopo approfondite
analisi e discussioni). Non basta il “popolo lavoratore”,
i diseredati, le strutture sociali, ecc. (anche questo ma non solo);
ci sono i rapporti di forza, la configurazione delle relazioni tra le
varie aree e paesi del mondo, ecc. Ci sono lotte di popoli contro specifiche
forme imperialistiche, ma anche sviluppo di forme nuove di capitalismo
(nuove potenze “capitalistiche”) che non possono essere
identificate semplicisticamente, e quasi per forza di inerzia di una
teoria ormai alla frutta, con i capitalismi già sviluppati. Insomma,
c’è da aprire molti “cantieri” di ricerca;
e li debbono aprire le nuove generazioni. Le vecchie siano di supporto,
ma non scodellino quattro nozioncine dell’epoca di Marco Cacco,
irretendo qualche giovane dalla psiche troppo fragile e in cerca di
sicurezze ideologiche.
Spero di essere stato chiaro. Lo ripeto: non voglio apparire migliore
di quello che sono, so di avere limiti paurosi per una troppo lunga
storia di miti e di certezze alle spalle. Una volta resomene conto,
mi appare negativo frequentare ancora coglioni; che non sono i votanti
a sinistra, ma quelli fra questi votanti che non pensano, che risparmiano
l’uso del cervello convogliando il male su qualcuno, sia che poi
abbandonino ogni decenza per frenesia di qualche posticino sia che invece
restino a presidiare i cimiteri. E che “Dio” ce la mandi
buona!