D'ALEMA, I DS E LA "LOTTIZZAZIONE CONTINUA"
(di G. La Grassa)
Dopo il “bye, bye, Condy”, dopo “in
Libano siamo arrivati primi come alla Coppa del mondo; immagino che
buoni secondi arriveranno i francesi”, adesso al Festival dell’Unità
(mi sembra) D’Alema ha pronunciato un’altra storica frase:
“Mimun e Mazza sono ancora direttori del TG1 e TG2; evidentemente
siamo troppo buoni”. Per completare il quadro, ricordo la frase
di qualche giorno fa: “Andare in pensione a 57 anni è aberrante”,
mentre il 3 novembre 2005 diceva: “Quando si parla di età
pensionabile, meno si parla meglio è” (e il 29 agosto 2003
aveva definito la “riforma” Maroni “inapplicabile,
rozza e punitiva”). Evidentemente, quando si è all’opposizione,
per catturare i voti di quei gonzi di lavoratori, si parla in un modo,
mentre quando si “è al potere” ci si monta la testa
e la prospettiva cambia; e si vuole occupare ogni spazio possibile.
Quanto appena citato dimostra solo che D’Alema sta a Fini come
Prodi sta a Berlusconi; tutti personaggi di una limitatezza intellettuale
e culturale che fa paura, nascosta dietro quella boria che hanno, ad
es., i vari partecipanti ai talk show televisivi e che ne fa degli “eroi”
agli occhi delle “masse”. D’Alema è solo supponente
e arrogante, ma non è affatto quella gran intelligenza che viene
propagandata in TV. Sa parlare (ma perfino un po’ peggio di un
Bertinotti, un’altra “Aquila” del nostro Circo Barnum
politico) e si è formato, fin da quando aveva vent’anni
(se non ricordo male, ne aveva 23-24 quando divenne segretario della
Federazione di Pisa), nei congressi del PCI, dove con adeguato training
cresceva un “pelo sullo stomaco” di almeno 10 cm. di spessore.
A mio avviso, preferisco dirlo subito, chi non s’indigna alla
frase dalemiana su TG1 e TG2 – dopo aver rotto le scatole per
12 anni sul preteso controllo berlusconiano di tutte le reti televisive
(bum!) – è un disonesto, un ipocrita che faceva finta di
avere a cuore le sorti della “libera informazione”. Non
vi è dubbio che perfino i democristiani di un tempo, nell’occupazione
della RAI, erano più “signori” di questi veri parvenus
dei diessini e dintorni. E chi non si disgusta e invece gioisce perché
i “propri preferiti” occupano tutto, ha la stoffa del perfetto
mafioso. Ma il discorso non finisce qui, perché ci sono fatti
molto particolari che aprono orizzonti più vasti. E allora prendiamola
pure alla larga.
Nel 1963, dopo aver per anni centellinato che cosa fosse il “comunismo”
affermatosi nel “socialismo reale” e nei PC di tutto il
mondo (anche occidentale), mi resi conto che tale corrente non aveva
nulla a che fare con quel comunismo che avevo appreso da Marx e da Lenin
(sissignore, da questo personaggio bistrattato da tutti i reazionari,
e che era semplicemente un realista, ma con serie intenzioni di comunismo).
Ero anche portato – e lo sono tuttora! – a “giustificare”
il periodo del predominio del gruppo dirigente staliniano; non tanto
per la faccenda dell’accerchiamento dell’URSS e altro, ma
soprattutto perché esso aveva comunque creato una grande potenza
in grado di impedire agli USA di fare quello che volevano, come stanno
facendo adesso una volta crollato il “campo socialista”.
Sia chiaro che è soprattutto oggi che vedo meglio come il “comunismo”
fosse una “bufala”, una ideologia di legittimazione di un
potere assoluto, che comunque, per un lungo periodo storico, ha avuto
una lungimiranza strategica di tutto rispetto. A partire da Krusciov,
e poi via via sempre peggio fino alla stoltezza di Gorbaciov e alla
turpitudine di Eltsin (questi nomi sono solo la personalizzazione di
gruppi dirigenti, di blocchi sociali, di politiche perseguite, che non
sto adesso ad analizzare, ma l’ho fatto a lungo in passato), la
potenza dell’URSS è stata liquidata, dissipata, annientata.
Dopo il 1963 chiamavo piciisti i “comunisti” che non lo
erano più a tutti gli effetti; ma almeno, per un certo periodo,
li si poteva accreditare di una certa larghezza di vedute, appunto in
termini di potenza che si opponeva alla prepotenza statunitense; dopo
sono divenuti puramente e semplicemente dei “traditori”,
cioè degli inetti, incapaci, venduti al miglior offerente, schiere
di farabutti e cialtroncelli al servizio dei dominanti capitalistici
del mondo. Gente priva di statura e di effettiva intelligenza come il
nostro D’Alema (e figurarsi che è il meno peggiore! Fatevi
un’idea della pochezza e servilismo degli altri!!). Purtroppo,
non ero certo io a poter imporre alla “Storia” il giusto
nome di questi rinnegati: piciisti e basta. In realtà, li si
è continuati a chiamare comunisti; e si è parlato dei
paesi del campo socialista come di paesi comunisti (che aberrazione
in termini marx-leniniani), dei PC come di partiti comunisti. Poi, per
fortuna, dopo la grande abiura del dopo 1989, finalmente questi (s)porcaccioni
hanno cambiato nome: in Italia PDS e poi DS. Tuttavia, l’animo
è rimasto lo stesso, quello di parvenus prezzolati dai “signori”
(che, anche loro, lo sono sempre meno, sono più o meno tutti
dei “ricchi” e sfoggiano la potenza economica e finanziaria,
dimostrando di essere semplicemente rozzi, prepotenti e arroganti).
Come tutti i parvenus, questi diessini rimasti piciisti non hanno più
alcuna ampiezza mentale, sono attirati dal puro potere per se stessi
(e soprattutto per coloro di cui sono servi). Sono dunque rimasti nell’animo,
e nelle loro modalità di gestione del potere, piciisti, gli stessi
che avevano il potere nel campo detto socialista, in specie negli ultimi
vent’anni di esistenza di quest’ultimo. Qui da noi debbono
mascherarsi un po’ da “democratici”, rispettare (ancora)
le “libere” elezioni; ma in fondo non lo fanno anche i padroni
(e padrini) USA, tentando di esportare la “democrazia” in
ogni dove, con le armi dove si può, con le “libere”
elezioni (manovrate) in altri luoghi (dove, per fortuna, le cose cominciano
a non andare bene per loro: vedi Ucraina, ecc.)? Purtroppo, come ho
già rilevato, la “Storia” non ha voluto saperne di
cambiare nome ai falsi comunisti; così i rinnegati e uomini di
“puro potere”, nella realtà piciisti, sono ancor
oggi denominati comunisti; e i diessini, che hanno cambiato nome ma
non spirito di parvenus al soldo dei potenti, non sono altro che i vecchi
“comunisti”.
In tale fatto del tutto evidente, mi dispiace dirlo, consiste il nocciolo
di verità contenuto nelle parole di un Berlusconi quando continua
ad affermare che i comunisti sono ancora fra noi; se la “Storia”
non ha voluto capire che cos’era in realtà divenuto il
comunismo di Marx (e di Lenin!), volete che possa capirlo Berlusconi?
Egli dice, senza saperlo (cioè usando la denominazione storicamente
accreditata), che fra noi ci sono i piciisti di sempre, i rinnegati
parvenus servi di vari padroni (oggi gli USA, finanza internazionale
e italiana, ecc.). Si autoappellano diessini (termine molto simile a
diossina; ed è una felice combinazione), ma sono piciisti, i
falsi “comunisti” di sempre; e come sempre capaci di doppiezza,
finzione, menzogna, unita a tracotanza, prepotenza, manovra di masse
di beoti (anche semiintellettualizzati) che strillano e gridano, ma
servono i potenti di turno.
Detto in sintesi, qual è la struttura (piramidale) del potere
attuale in Italia? Alla base, il sedicente Movimento, che trincerandosi
dietro la pantomima dell’antifascismo copre le mene dei suoi finanziatori
(più o meno occulti); si tratta però di “squadre”
minime di “bravi ragazzi” manovrate da vecchi residuati
di tutti gli “estremismi infantili” di ogni epoca (in specie
dal ’77 in poi). Al di sopra, il grosso delle truppe manovrato
dai diessini, dai falsi “comunisti” (in realtà piciisti)
che si mascherano con altra denominazione. Poi una copertura di ex socialisti
ed ex democristiani (anche loro sempre gli stessi, solo con diverse
denominazioni di pura fantasia e tendenzialmente “vegetali”).
Infine un gruppetto di sedicenti “esperti” guidato da un
ottuso uomo di potere che, come tutti gli ottusi, serve benissimo agli
scopi di individui di buona levatura intellettuale e culturale (tipo
quelli della SanIntesa, per….intendersi; anche questo un nome
che è un programma! Una autentica “Santa Intesa”
per dominare), che tuttavia hanno una prevalente visione finanziaria
dei problemi italiani e, per ciò stesso, servono gli interessi
– forse persino in buona fede cercando delle congrue cointeressenze
– dei gruppi di comando statunitensi, i quali hanno anche piazzato
un loro uomo di fiducia (ex vicepresidente della Goldman Sachs) alla
Banca d’Italia.
Tale struttura non ha al momento vera alternativa che non sia una destra
sciamannata, servile e prona nei confronti dei potentati dominanti centrali,
guidata da un uomo che è piuttosto ridicolo e va bene per i “palati
di grana grossa”. In ogni caso, questa è la struttura di
potere che ci sta soffocando, che ci porterà a qualche disastro;
questa è la struttura di potere contro cui quei pochi, che si
sentano ancora eredi (ma non scolastici e settari!) del comunismo di
Marx (e di Lenin), debbono dirigere il “fuoco” delle “armi
della critica” (in assenza della “critica delle armi”).
Questo il nostro compito, se siamo minimamente seri e non venduti; e
non mascalzoni, o magari solo sciagurati in buona fede, come quelli
che oggi continuano ad appoggiare questo Governo e questi “piciisti-diessini”,
il peggiore dei cancri da cui potevamo essere afflitti.
6 settembre