RIPENSARE MARX

ANTIEGEMONISMO E NUOVE PROSPETTIVE DI LOTTA CONTRO IL CAPITALISMO

ESERCIZI DI POLICENTRISMO (di G. La Grassa)

La situazione ha lati ridicoli, ma ci si stanno preparando brutti momenti. Personalmente, sono lieto che la missione in Libano abbia buone probabilità di naufragare; ma sarei ancora più lieto se un contingente partisse nelle condizioni che si prospettano e che non prevedono alcun disarmo degli Hezbollah. Però sono contento per motivi che dichiaro apertamente e che nulla hanno a che vedere con l’invocare la pace, credere nella pace.
Come ha detto un conservatore almeno intelligente e non ipocrita (Pasolini Zanella) su un giornale reazionario (Il Giornale), la guerra tra Israele e milizie sciite è stata, nei fatti, una guerra “per interposta persona” (cioè per interposte forze politiche) tra USA e Iran. Anzi, vado più in là di Pasolini Zanella che parla giustamente di “gioco più ampio” (di quello di un mero confronto tra Israele e Hezbollah). Il gioco è tanto ampio che coinvolge, sotto sotto, Russia e Cina (sia chiaro che non le vedo come strette alleate fra loro, ma come giocatrici in proprio perché sono potenze mondiali potenziali; una emergente, l’altra riemergente). Dirò di più: il fulcro del “gioco più ampio”, più ancora che nel Medioriente, sta in Pakistan (e dunque Afghanistan). Se un giorno – non so dire quanto lontano, ma so che, gira e rigira, alla fine verrà – cascasse Musharraff, o comunque si affermasse in Pakistan un Governo vicino agli islamici (e tutto sommato in progressiva alleanza con Russia e/o Cina), quel giorno sarà il punto di svolta negli attuali equilibri geopolitici mondiali.
Tornando “a bomba”, sono soddisfatto di una missione di pace che porta solo chiacchiere di pace, ma senza costrutto effettivo, perché, in questo momento, gli Hezbollah (con dietro Iran e Siria) sono in buona posizione (politica) e debbono amministrare e rinsaldare questa posizione. Il tempo lavora tutto sommato a loro favore. Certo anche Israele è nel caos, ha preso una “brutta botta”, e può avvantaggiarsi di un po’ di tempo a disposizione per leccarsi le ferite. Tuttavia, gli USA (e Israele quale loro gendarme) anche temono il passaggio del tempo perché, appunto, rischia di lavorare troppo bene a favore dei nemici loro.
Vorrei essere chiaro: non sono diventato affatto filoislamico; mi fanno pena i diseredati del Terzo Mondo, ma non credo che rappresentino l’avanzamento della situazione sociale in nessun angolo della Terra. In ogni caso, mi sento occidentale e sono quindi culturalmente meno lontano (non più vicino!) agli USA che non all’Islam. E nemmeno ho particolari predisposizioni (sempre culturalmente parlando) per Cina o anche Russia. Non vorrei affatto che l’occidente tentasse di imporre la sua cultura (di cui riconosco aspetti ultranegativi) agli altri, ma io sono nato qui, vivo qui, non mi adatterei a vivere altrove; ed è dunque inutile – e stupido – che faccia finta di essere per i popoli “altri”, è inutile che mi metta, a mo’ di buffone, la Kefiah (come un tempo fece quel Russo Spena, oggi uno dei peggiori reazionari che siedano in Parlamento).
Molto semplicemente, sono geopoliticamente contro l’egemonismo ancora unilaterale (e monocentrico) degli USA, con i loro vari “tentacoli” del tipo di Israele. Per questo sono lieto del possibile naufragio della “missione di pace” in Libano, ma sarei ancor più lieto se “riuscisse” secondo gli attuali intendimenti dell’ONU (e del “sinistro” Governo italiano) perché dà a coloro che, oggettivamente conducono una lotta antiegemonica (antistatunitense), il tempo utile a ben gestire il credito acquisito sul campo dagli Hezbollah con la loro resistenza ad un mese di aggressione da parte di un esercito dotato di armi modernissime (e potenti) almeno quanto quelle degli USA. Questi i motivi sinceramente, e senza infingimenti, dichiarati da chi si schiera da una parte per ragioni politiche globali; non per motivi culturali e nemmeno soltanto per commiserazione verso i “dannati della Terra” (di cui, sia però chiaro, si deve riconoscere il pieno diritto a ribellarsi e a mandarci a quel paese).
In ogni caso, fanno provare disagio, e anzi vergogna, sia l’ONU che il “sinistro” Governo italiano, perché fingono di credere che si sia trattato solo di una guerra tra Israele e milizie sciite, che si possa raggiungere – senza uso delle armi – una pace duratura mediante l’equidistanza tra le due parti, garantendo così il diritto all’esistenza di Israele. Questi ipocriti (e inetti) affermano semplicemente che tale paese “ha esagerato nel difendere il suo giusto diritto” (come ha detto D’Alema), ma che – “sia chiaro” – sono stati gli Hezbollah a compiere il primo atto di aggressione (come ha sostenuto Prodi in Parlamento, quindi con il massimo di ufficialità). Questo infame gioco delle parti è proprio tipico della sinistra; la prima volta (Grande Guerra) si è trattato di una tragedia, la seconda (oggi) di una farsa, ma che può tradursi, e anzi volgerà prima o poi, anch’essa in dramma (sia pure in formato sedicesimo). Se si deve garantire l’esistenza ad Israele (impedendole di reagire con virulenza), se il primo atto di aggressione l’hanno compiuto gli Hezbollah, allora una “missione di pace” non può non disarmare questi ultimi e, se essi si difendono sparando, deve sparare anche lei, deve uccidere e….essere uccisa.
Le milizie sciite hanno resistito un mese ad un esercito del tipo di quello israeliano e hanno accoppato 150 israeliani (secondo quanto ammesso dalla loro parte), in realtà alcune centinaia; se la missione ONU adempiesse realmente i compiti cui dovrebbe assolvere per “mettere pace”, molte bare arriverebbero in Europa e in Italia. In realtà, tutto finirà “bene” (forse; anzi con molti forse) nel senso che – come già detto – gli sciiti (e l’Iran) hanno la convenienza a gestire politicamente i meriti acquisiti sul campo, nonché l’enorme popolarità (cui si aggiunge l’accresciuto odio verso Israele e USA) conquistata in tutta l’area araba e islamica (ivi compresi i paesi “moderati” tipo Giordania ed Egitto). E’ quindi probabile che gli Hezbollah nascondano le armi (buone per la prossima volta) in luoghi ben protetti, che l’esercito libanese si guarderà bene anche semplicemente dal cercare (a parte le eventuali dichiarazioni “ufficiali”, sempre intrise di ipocrisia), mentre l’ONU (e la “sinistra” italiana) saranno i comici “guardiani del bidone” (ammesso che riescano a “tirar su” una forza armata purchessia, raffazzonata e sbandata).
Il discorso non può però finire qui per quanto riguarda la nostra situazione interna. Ormai abbiamo il peggiore Governo che si potesse immaginare; nemmeno il sottoscritto, con il suo innato pessimismo, immaginava una simile scadentissima prova. Qui c’è qualcuno (D’Alema) che crede si possano rinverdire i tempi di Craxi e Andreotti quando – approfittando della posizione, anche semplicemente geografica, dell’Italia nel conflitto tra i “due campi” – ci si permetteva qualche “sgarro” agli USA, flirtando con gli arabi “radicali” e perfino con Arafat, portando a casa modesti affarucci; pingui comunque, ma sempre nell’ambito degli “spazi” concessi, pur con sospetto e tenendoci sotto sorveglianza, dal paese imperiale centrale (di uno dei due campi). Si trattava in ogni caso di una politica da “mercanti di provincia”, un po’ furbastri ma senza visione di ampia strategia; l’unico che andasse un po’ oltre era Mattei con l’ENI, e sappiamo che fine ha fatto. D’Alema vorrebbe ricoprire un ruolo analogo: servo sciocco, e feroce bombardatore, all’epoca del Kosovo, oggi “andreottiano” (minore come sempre lo sono gli imitatori); per di più è un nano rispetto ai pur non giganti Andreotti e Craxi, essendo ben dotato soprattutto di arroganza e supponenza.
Sia chiaro che una politica estera così meschina e di corto respiro può andare avanti solo fino a quando i contendenti – quelli veri che fanno il “gioco più ampio”, di cui quanto accaduto in Libano è solo la punta dell’iceberg – lo vorranno, per prendere tempo e affilare le armi. Se a questo si aggiungono, appunto, gli altri disastri (sociali) che stanno facendo i ministri economici – uno più scadente dell’altro – la situazione diventerà pesante. Non so se abbia ragione Cossiga a dare due anni di vita a questo Governo; i tempi storici sono sempre insondabili, ma è certo che, quanto più questo Governo durerà, tanto maggiori saranno i pericoli di una involuzione netta e molto al di là del preteso “fascismo” berlusconiano.
In politica estera le cose vanno come detto. In politica economica, con una miope e sciatta politica del divide et impera (fra l’altro, economicamente perversa e antisviluppo), si sta facendo montare un sordo e crescente malcontento presso i sedicenti ceti medi (in realtà i lavoratori “ufficialmente” autonomi). Si sta preparando lo scardinamento di ogni “ordine sociale”, di ogni relativa “pace” tra gruppi sociali. Solo per conquistare tutte le poltrone possibili, a livello centrale come locale; solo per alimentare il “Basso Impero” del tipo di quello veltroniano a Roma e bassoliniano in Campania. Tutto per favorire un establishment prevalentemente finanziario, con al seguito industrie decotte o di scarsissimo respiro strategico (tipo la Fiat diretta dal “borghese buono” Marchionne; ma quanto sciocco e incolto è questo Bertinotti?). E in un contesto mondiale, in cui prevalgono sempre più nettamente i sintomi di recessione (come minimo un forte rallentamento) dell’economia statunitense, che – finalmente qualcuno anche qui da noi comincia a dirlo – non potrà non avere riflessi in Europa (e in Italia..…figuriamoci!).
Sarebbe bene che questo Governo se ne andasse al più presto; qualsiasi altro Governo è meno negativo ai fini di avere ancora una decina d’anni di tempo prima della precipitazione reazionaria, che “questi qui” rischiano invece di accelerare, così tanto irresponsabili come sono. Certo, sarebbe nel frattempo necessario che qualcuno – non “di sinistra”, ma critico di questa società – lavorasse a costituire una “terza forza” con intenti di vero rinnovamento sociale radicale (però adatto ad un paese avanzato come il nostro, non per renderlo una succursale di movimenti dei “diseredati” o un “giardino” arcaico-arcadico per i turisti delle varie potenze: sia attuali sia in rapida ascesa). Avremmo bisogno di liberarci definitivamente di questa sinistra. Temo ad un forte ritardo. E allora ci saranno veri pericoli di involuzione, che mi rifiuto di definire fascista – questo termine bolso che serve da copertura alla sinistra di cui appena detto – ma violentemente autoritaria in direzione di una più scoperta dittatura capitalistica, questo sì.
Fra l’altro, e con questo concludo, ci si rende conto che, attraverso tutte queste belle “avventurette” (Jugoslavia, Irak, Afghanistan, eventualmente adesso Libano, ecc.), si sta “sbozzando” una più che discreta immagine del nostro esercito, un tempo considerato sempre con ironia e sufficienza? State attenti, irresponsabili e “superficiali” di sinistra, perché la notorietà che stanno acquistando certi militari – comunque molto più seri di questi politici accattoni che ci ritroviamo – verrà prima o poi spesa per “qualcuno” se non direttamente.

20 agosto