IL GOVERNO DI MONTEZEMOLO (di G. La Grassa)
Sul fronte internazionale, è sempre più
difficile contenere l’indignazione di fronte al nazismo di Israele:
massacri di ogni genere e, tanto per stare alle ultime notizie, anche
rapimenti in Ospedale, esecuzione di un’intera famiglia a sangue
freddo da parte delle teste di cuoio (notizie riportate solo dal TG3,
cui va dato atto di questo merito), e altri orrori cui non si può
star dietro. Mi fa incazzare anche l’inettitudine di questi arabi
che sparacchiano centinaia di razzi, esaurendo le risorse, provocando
più rumore che veri danni. Perfino nella prima guerra mondiale,
anche chi usava i semplici mortai, dopo tre-quattro tiri, riusciva ad
aggiustare la curva balistica. Comunque il peggio è fornito dalla
sedicente “comunità internazionale”: inutile, incapace,
ipocrita e, di fatto, connivente con i massacratori, cui dà copertura
per il tempo necessario a compiere il dovuto eccidio generale. Insopportabile
il ripugnante balletto: cessi il fuoco o altrimenti non mandiamo la
forza di interposizione; no, mandate adesso questa forza altrimenti
non cessiamo il fuoco. Ovviamente, gli israeliani vogliono dall’ONU
un’autentica forza armata e pronta a combattere. Il che significa
solo: cessiamo il fuoco se voi arrivate e vi fate carico di completare
l’opera nostra contro gli Hezbollah. Mentre, se esistesse la “giustizia
internazionale”, le truppe ONU dovrebbero essere inviate contro
Israele onde dimostrare al mondo con quale “Stato canaglia”
si ha a che fare, e quanto tempo si è sprecato ad allevare e
alimentare la crescita di un simile velenosissimo serpente. Dico questo
per pura retorica, perché Israele è semplice longa manus
degli USA, dunque una creazione artificiale, che solo perciò
fra qualche decennio, quando si sarà entrati in fase policentrica
e non esisterà più l’ancor netto predominio dell’attuale
paese centrale, avrà esaurito la sua funzione e sarà in
pratica sparita. Al TG debbo vedere la faccia di tolla di D’Alema
che annuncia un’importante iniziativa diplomatica del baraccone
targato UE, che ha già dato prova di tutta la sua divisione,
indeterminatezza, nullità, nel comunicato congiunto, frutto di
un compromesso tra ben più di due ipocrisie incrociate. Comunque,
adesso parliamo d’altro per non “scoppiare”.
Ripieghiamo sulla recente intervista di Montezemolo al Wall Street Journal.
In essa il personaggio in questione sembra duramente critico nei confronti
del Governo; ed infatti la stupida destra, mostrando la sua totale carenza
di idee, inneggia ad una presunta svolta. In realtà, nello stesso
giorno in cui l’intervista usciva, il Presidente confindustriale
e della Fiat aveva un cordiale colloquio con Prodi, cui spiegava che
egli se la prendeva in realtà solo con alcuni minoritari settori
della maggioranza che non conoscerebbero le leggi del mercato, ecc.;
insomma sarebbero dei trogloditi. In realtà, anche questi settori
si sono molto “modernizzati”, tanto che Il Foglio (giornale
virulentemente reazionario, ma cui si deve concedere un po’ di
intelligenza) ha gustosamente rappresentato le farsesche posizioni di
Bertinotti – personaggio la cui vanità e vacuità
culturale stanno venendo sempre più a galla – in un articolo
incentrato sul passaggio “da Marcos a Marchionne”. In realtà,
nell’intervista, Montezemolo si limita a parlare di aumento della
spesa pubblica e delle tasse (imposte) sulle imprese. Una volta tanto,
ha lasciato perdere il suo chiodo fisso, cioè il “fare
sistema”, e la tematica dell’impulso che sarebbe necessario
imprimere alla ricerca scientifico-tecnica (per quanto riguarda quest’ultimo
problema, spero mi venga inviata presto l’analisi di una studiosa
romana che dimostra come il nuovo Governo, appena installato, stia già
tagliando i fondi per un settore così decisivo ai fini di una
nostra ripresa effettiva e solida).
Va intanto rilevato che gli ultimi dati riportati in relazione ai conti
dello Stato sembrano contraddire le catastrofiche previsioni di Padoa-Schioppa
& C.; come effetto della finanziaria già varata nel 2005
dal precedente Governo, si constata a luglio la quintuplicazione dell’avanzo
del settore statale rispetto al luglio dell’anno precedente, e
la discesa di circa il 40% del fabbisogno pubblico per i primi sette
mesi dell’anno rispetto all’analogo periodo del 2005. Tale
risultato, secondo il Tesoro, è dovuto al contenimento della
spesa pubblica a fronte di una crescita del gettito fiscale. Questo
sembra dimostrare l’inconsistenza sia dei propositi della destra
di diminuire il peso del Fisco, sia – come già rilevato
– delle preoccupazioni del centrosinistra in merito ai conti dello
Stato (con un deficit che si sosteneva fosse ormai in vertiginosa ascesa),
sia delle affermazioni montezemoliane nella suddetta intervista in merito
ad un supposto accrescimento della spesa pubblica.
Quelle del Presidente confindustriale non sono tanto critiche al Governo
quanto precisi avvertimenti a quest’ultimo da parte di un certo
gruppo dominante finanziario-industriale (grande-imprenditoriale), che
ha preso nettamente posizione a favore della vittoria elettorale del
centrosinistra, e che intende segnalare come esso si attenda ormai delle
scelte più decise a suo favore. Andiamo per gradi. Si dice –
e riporto quanto si dice – che Montezemolo non sia in perfetto
accordo né con Marchionne – osannato dalla “sinistra”,
anche “estrema”, quale manifestazione della presunta rinascita
di una “borghesia buona” – né con John Elkann
che morde il freno per diventare Presidente della Fiat. Nel contempo,
dopo l’assemblea di Vicenza in cui la grande imprenditoria constatò
di essere ben poco amata dalla piccola e media, Montezemolo potrebbe
temere anche per la sua rielezione alla Presidenza di Confindustria
(mi sembra nel 2008). Inoltre, nei vari tavoli di “concertazione”
sono sempre presenti solo vertici confindustriali (rappresentanti del
suddetto, e ristretto, gruppo dominante) e sindacati, riproponendo una
situazione che, mutatis mutandis, ha qualche somiglianza con quella
esistente in URSS negli ultimi decenni prima del crollo. Malgrado i
vertici delle associazioni piccolo-imprenditoriali dell’industria
e del commercio siano riluttanti a prendere posizioni nette, essi sono
costretti a brontolare e a fare presente (ai “potenti”)
questa situazione per loro del tutto negativa; e continuano a ricordare
che il settore piccolo-medio-imprenditoriale contribuisce per circa
il 70% al PIL e per l’80% all’occupazione.
E’ evidente che, per il gruppo di potere che Montezemolo rappresenta,
il Governo non può usare una mano troppo dura con il lavoro autonomo
e la piccola impresa e una troppo leggera con i lavoratori salariati.
Bisogna essere meno grevi, più abili e ipocriti; altrimenti,
dai positivi effetti del divide (il lavoro autonomo da quello salariato)
et impera si passa ad uno scontro sociale assai pericoloso, capace di
provocare squilibri tali da scombussolare anche gli interessi del gruppo
dominante in questione, che pur si attende una serie di privilegi e
una buona (ma non troppo scoperta) redistribuzione della torta a suo
favore, proprio grazie alla politica economica dell’attuale Governo
(in omaggio al famoso principio enunciato nel 1994 da Agnelli: se la
grande impresa vuole una chiara politica di destra deve rivolgersi alla
sinistra).
L’intervista di Montezemolo va quindi interpretata come un messaggio
“cifrato” (per noi, il “volgo”, non per “lorsignori”),
in cui si ricorda a chi di dovere di non far pentire i “potenti”
per l’appoggio elettorale dato “a sinistra” con l’editto
Mieli dell’8 marzo u.s. Già prima delle elezioni, avevo
rilevato che solo una vittoria piuttosto netta dello schieramento prodiano
(almeno sul 52-53% dei voti espressi), e soprattutto una vera débacle
di Berlusconi (FI sul 17-18 %) con buona affermazione dell’UDC
(decisamente più consistente di quella realmente verificatasi),
avrebbe rappresentato per il gruppo dominante più ristretto (di
fatto, il patto di sindacato della RCS più qualche altra frattaglia
soprattutto finanziaria) un vero successo, e gli avrebbe consentito
un tranquillo esercizio del potere. Quel che è invece accaduto
ormai tutti lo sanno; ed è complicatissimo governare il paese,
specialmente per conto del suddetto gruppo dominante. La sinistra dimostra
“buona volontà” e, perfino nei suoi settori “estremi”,
si sta svenando pur di non rompere con la “borghesia progressista”
(che sarebbe appunto il suddetto patto di sindacato, ecc.). Tuttavia,
non deve andare troppo oltre per non perdere il consenso del suo, pur
tendenzialmente ottuso, elettorato; e i vertici sindacali, se non vogliono
vedere diminuito il loro potere di “concertazione” (cioè
di partecipazione al banchetto dei potenti), non possono far bastonare
a sangue la loro base. D’altra parte, anche i vertici confindustriali
hanno lo stesso problema con la piccola e media impresa e con il lavoro
autonomo. Un po’ di tosatura di questi ceti è non solo
messa in conto, ma auspicata; tuttavia senza esagerare, altrimenti il
venticello di Vicenza potrebbe trasformarsi in un bel temporalone.
Da qui tutti i giochetti che stanno facendo marcire l’intero paese.
Chi vuole il partito democratico, che perderebbe però molti pezzi
per strada. Chi comincia a guardare alla grande coalizione alla tedesca;
ma in Italia, con la frammentazione partitica esistente, vi sarebbero
troppo forti “dissanguamenti” sia sulla destra che sulla
sinistra. Alcuni vorrebbero recuperare solo l’UDC, ma non è
facile far passare questa operazione, come dice democristianamente Casini,
quale mero “esercizio di fantasia”; si tratterebbe di un
autentico ribaltone, del completo tradimento delle intenzioni di voto
con un vero cambio di maggioranza mediante pure alchimie parlamentari;
mentre prima delle elezioni tutti dichiaravano che, se si fossero verificati
episodi del genere, si sarebbe dovuti tornare alle urne (ma nessuno,
né a destra né a sinistra, se la sente di rinunciare al
cadreghino e ai suoi emolumenti; la legislatura deve durare almeno 2
anni, sei mesi e un giorno, per valere a tutti gli effetti). Infine,
ci sono forse i più disgustosi ma pure più sciocchi –
situati in quella “sinistra” che potrebbe veder annullato
o diminuito il suo ruolo da un eventuale ribaltone o dalla grande coalizione
– che insistono per “acquistare” qualche parlamentare
dalla destra (ce ne sono nell’UDC, in AN e anche in FI) al fine
di tirare avanti il più possibile, pur in una situazione di palude
e di putrefazione. Ed è proprio a tal fine che si fa il battage
sull’esistenza dei “borghesi buoni”, di cui questi
corrotti parlamentari provenienti da destra dovrebbero rappresentare
il versante politico, con cui “allearsi per il bene del paese”.
Tuttavia questi ultimi, vendendosi al di fuori di un più complessivo
accordo (“ammucchiata”), si taglierebbero i c…con
le loro mani senza ottenere gran che in cambio.
Insomma, lo squallore è totale. Parafrasando un nota pubblicità,
si potrebbe dire: credevo che il “tuo” Governo fosse nero,
fino a quando non ho visto il “mio”. Non so quanto reggerà
un simile marciume dilagante; questo, si, è in crescita esponenziale.
Purtroppo, nemmeno ci si può augurare che vengano presto nuove
elezioni con cambio di maggioranza; perché anche dall’altra
parte…..Dio ce ne scampi e liberi! “Ovunque il guardo io
volgo”, vedo solo una massa di mascalzoni, cialtroni e imbecilli
– variamente etichettati con mille nomi partitici – che
stano seviziando il paese. Comunque “tirem innanz”, come
disse un personaggio “eroico” dell’italica storia
(sul cui nome ho un bel vuoto di memoria) mentre gli austriaci lo conducevano
all’esecuzione.
Per un momento, voglio tornare su quei massacratori che sono gli israeliani.
Ricordo, come solo esempio (che andrebbe moltiplicato per 1000), l’eccidio
fatto dai tedeschi alle Fosse Ardeatine. Ogni soldato tedesco ucciso
nell’attentato del gap romano valeva cento ostaggi fucilati. Questi
israeliani, per due loro soldati rapiti (non uccisi), sono già
quasi arrivati al migliaio circa di civili uccisi (solo in base a cifre
ufficiali che sono fortemente incomplete). Ancora: abbiamo espresso
la nostra condanna e il disgusto per gli omicidi organizzati dal fascismo
ai danni di resistenti all’estero; pensiamo, sempre come esempio
da moltiplicare per n, ai fratelli Rosselli. Abbiamo affermato, e con
ragione, che i fascisti erano null’altro che assassini. Israele
organizza assassinî a raffica dei resistenti in ogni paese, e
nessuno dice nulla, tutto è normale. E si continuano a sparare
cazzate sui continui e reiterati “novelli Hitler”: Milosevic,
Saddam, oggi il Presidente iraniano e tanti altri. No, oggi l’autentico
nazismo risiede in Israele, che tuttavia è l’esecutore
di “piani” USA. Diciamo allora che Israele rappresenta le
SA e gli Usa le SS. A quando una realmente nuova Resistenza antinazifascista,
che la smetta di cianciare di 60 anni fa e di celebrare per pura retorica
quello che è ormai un “vuoto pneumatico”?
4 agosto