IL RISIKO BANCARIO "ROSICA" L'ITALIA (di
G. La Grassa)
Eccoci ad una grande fusione bancaria, Intesa-S.Paolo,
che crea il primo grosso colosso bancario italiano (e settimo in Europa).
Presto per trarre tutte le conclusioni, anche perché il sottoscritto
non ha certo a disposizione i famosi “uccellini” che fischiano
alle orecchie degli “informati” le notizie riservate e più
succose. Tuttavia qualcosa si può (cominciare) a dire, andando
per gradi; e scusandomi di un certo disordine nell’esposizione,
che non può al momento stringere sui soli nodi essenziali, tutt’altro
che chiari.
Cominciamo dal meno importante. Non sentiremo in nessuna intercettazione
telefonica (a parte che quelle sue non le metterebbero sui giornali)
Prodi esclamare la ben nota frase “abbiamo una Banca!”,
come fece l’“ingenuo” Fassino parlando con Consorte
all’epoca del tentativo dell’Unipol di prendersi la BNL
(a proposito, che fine ha fatto l’inchiesta sul diessino ex Presidente
dell’Unipol che era tanto implicato in “quegli affarucci”
quanto Fiorani e Ricucci, invece arrestati?). E non può pronunciarla
perché in tal caso è del tutto evidente che il dominus
è Bazoli (Intesa), con Salza (S. Paolo) di rincalzo, mentre Prodi
è il “loro uomo” nella sfera politica. Mai scordarsi
che, nella scuola (economica) di Andreatta, Prodi ricopriva lo stesso
ruolo di Buttiglione nella scuola (filosofica) di Del Noce; il ruolo
dell’un po’ testone, del classico “secchione”,
ma proprio per questo uno di quegli uomini di cui, cum grano salis,
ti puoi fidare e puoi far avanzare in carriera quale tua pedina nel
gioco di potere (questo vale soprattutto per gli economisti, non tanto
per i filosofi, è meglio chiarirlo per non confondere il cattolico
Del Noce con il cattolico e politico Andreatta).
Per quanto importante sia la fusione di cui si sta parlando, non scordiamoci
che Bazoli puntava alla Capitalia (Geronzi) in quanto questa possiede
un congruo pacchetto d’azioni della Mediobanca che, con il il
suo 14% azionario, è una buona chiave di accesso alle Generali.
Quest’ultima operazione avrebbe creato un potere “insostenibile”
in Italia, una vera dittatura finanziaria. Intesa-S. Paolo potrebbe
essere una via, meno rettilinea e più lunga, per conseguire lo
stesso risultato, ma al momento ci sono ancora “spazi liberi”;
nel puro senso che non si è chiuso lo scontro all’interno
dei poteri forti italiani (lo dico subito: nettamente succubi di quelli
finanziari USA, di cui Draghi, Governatore della Banca d’Italia,
e Tononi, uno dei viceministri economici, sono uomini di preciso riferimento,
in quanto alti dirigenti, fino all’ultimo, della Goldman Sachs).
Sul piano della finanza, negli ultimi tempi c’era stato uno scontro
tra Bazoli (con Salza sempre di rincalzo) e Profumo (Unicredit). I primi
due avevano imposto il loro uomo (Faissola) all’ABI (associazione
delle banche) mentre il secondo, con l’aiuto di Tronchetti-Montezemolo-Della
Valle, aveva fatto fuori il “bazoliano” alla presidenza
dell’RCS (quella che edita il Corriere). Adesso, però,
questa fusione di così gran peso sembra avere riflessi di rilievo
anche dentro il patto di sindacato dell’RCS, tanto che si vocifera
che Mieli, uomo del trio appena sopra nominato, possa essere sostituito
da Dario di Vico, bazoliano e che quindi assicurerebbe a Prodi il pieno
controllo politico della linea di quel giornale. Del resto il recente
scontro sul Corriere tra Giavazzi (critico del Governo) e Padoa-Schioppa
(entusiasta della nuova fusione, che lo vede quindi schierato con i
bazoliani) potrebbe essere letto anche alla luce di questi spostamenti
degli equilibri interni a quel giornale, quale riflesso dell’attuale
cambiamento di equilibri economici (finanziari) e, di conseguenza, politici.
Si tenga ancora presente che Profumo (Unicredit) è anche lui
uomo di sinistra (uno precipitatosi alle “primarie” a favore
di Prodi); e tuttavia sembra appartenere al coté laico del centrosinistra,
antipatizzante del cattolico di ferro Bazoli (salvo il solito appeasement
tra vincitori e sconfitti di cui pagano il conto i citrulli come noi);
in ogni caso, ricordo che Profumo fu uno dei principali promotori della
riunione (a porte chiuse) della Margherita nel maggio 2005 (mi sembra
a Fiuggi e comunque patrocinata da Rutelli in campo politico), che fu
l’inizio dell’attacco a Fazio, ai “furbetti del quartierino”,
ecc., con il risultato ben noto.
Notiamo intanto un fatto “curioso”. Nella fusione appena
fatta sembrano aver avuto pochissima voce in capitolo Iozzo (nientepopodimeno
che amministratore delegato del S. Paolo) e il direttore generale di
tale banca, Modiano, che era addirittura in vacanza a Capri, dove è
stato “sorpreso” dall’improvvisa convocazione dei
consigli di amministrazione delle due banche in vista della fusione.
Iozzo e Modiano sono il coté diessino del S. Paolo e sono considerati
assai vicini a D’Alema, che i tam-tam giornalistici danno per
furioso, pur se lo nasconderà e si dichiarerà pubblicamente
favorevole alla nascita del colosso finanziario. La soddisfazione espressa
da Fassino sulla fusione potrebbe dunque essere di facciata, a meno
che il segretario non goda malignamente dell’indebolimento (da
parte della sfera economico-finanziaria) di un politico forse per lui
un po’ ingombrante, dato il suo attivismo in politica estera.
Faccio notare al lettore che tutti gli scontri, le manovre e contromanovre,
di cui sto parlando, sono puramente interni al centrosinistra. Ed infatti
è in questo schieramento che si sono levate le voci di massima
letizia alla notizia. Tuttavia, notiamo che almeno due voci di approvazione
non diplomatica si sono alzate anche dal centrodestra: il sen. Luigi
Grillo, fan di Fazio fino all’ultimo (e ancor oggi non pentito),
e soprattutto Tremonti, di cui sono ben noti i fitti colloqui con Enrico
Letta (che, come lui, è uno dei Reviglio’s boys), e che
insiste tuttora sul progetto di “grande coalizione”, quindi
di un forte centrismo, in cui cattolici e laici dovrebbero trovare un
accordo di ferro.
In ogni caso, come all’epoca del Governo D’Alema (che patrocinò
la conquista della Telecom da parte dei “capitani coraggiosi”
alla Gnutti-Colaninno), Palazzo Chigi è nuovamente divenuto una
merchant bank; con il cambio dalla “rude razza padana” degli
industriali bresciani alla più pura finanza dell’asse Milano
(Intesa)-Torino (S. Paolo). L’asse “industriale” (sia
pure in crisi come quello costituito da Montezemolo-Tronchetti-Della
Valle) sembra aver preso una brutta botta, malgrado il presidente confindustriale
abbia emesso una dichiarazione favorevole alla fusione; ma questa, si,
è sicuramente diplomatica. Si tenga presenta che Salza (S. Paolo)
sembra sia da tempo in frizione con la famiglia Agnelli (non solo con
Montezemolo); e tuttavia John Elkann, di cui si sa che aspira alla Presidenza
della “sua” impresa (magari relegando l’attuale presidente
alla IFIL, quella che fu di Umberto Agnelli), potrebbe essere tentato
di riavvicinarsi, in alleanza con Marchionne (il “borghese buono”
di Bertinotti), al duo Bazoli-Salza. Per il momento, sono illazioni;
vedremo il seguito.
La conclusione che si impone è che, come del resto era già
chiaro da tempo, il predominio finanziario (sulle grandi imprese industriali
in netta crisi o in ogni caso prive di vere strategie di lunga lena)
è divenuto ancora più netto, pur se non siamo a quella
dittatura finanziaria di cui ho sopra parlato (ma solo perché
un’altra parte del capitale finanziario, Capitalia-Mediobanca-Generali,
non è ancora stata sottomessa alla potestà di Bazoli).
Sempre di finanza (dominante) si sta comunque parlando. Ma il predominio
crescente di quest’ultima in un paese come il nostro indica la
sua ormai sempre più netta dipendenza da quella USA, una finanza
che, in quel paese (il dominante centrale), è al servizio degli
interessi nazionali strategici globali; e non certo solo finanziari,
ma di egemonia industriale, scientifico-tecnica, politico-militare.
Chi non sa vedere oltre il palcoscenico della politica spicciola (televisiva),
non capisce che l’amerikano Berlusconi non garantiva la subordinazione
dell’Italia così bene come può fare il capitale
finanziario che, in questo momento, tenta di blindare il Governo Prodi
per devastare meglio il paese al servizio degli USA, prendendosi congrue
cointeressenze; destinando però il paese ad essere sfruttato
fino all’osso nel più breve tempo possibile (tanto la finanza
è veramente internazionalista; altro che il “proletariato”).
Draghi (ex vicepresidente della Goldman Sachs, una delle punte d’attacco
della finanza americana) è il garante degli USA, in Italia, di
questa operazione. Ancora una volta, il superficiale osservatore della
politica – la famosa “ggente”, di cui il ceto medio-intellettualoide
diessino (con certi “comunisti” di riporto) è il
paradigmatico rappresentante – può essere ingannato dal
fatto che il Governatore della Banca d’Italia sia soddisfatto
di un’operazione apparentemente nazionalistica, che crea un colosso
italiano difficilmente scalabile. Ma non c’è bisogno di
scalarlo; esso è funzionale, nella sua opera di “sfruttamento”
delle risorse finanziarie italiane, ai disegni strategici degli USA
che mirano a fare dell’Italia la vera testa di ponte (perfino
più fedele dell’Inghilterra) per annettere l’Europa
a loro carro nella competizione globale che comincia a “mordere”
il loro predominio con l’ascesa di altre potenze ad est. L’impedimento
alla scalata per il nuovo colosso finanziario vale semmai per altri
settori della finanza a cui saltasse in testa il grillo di fare concorrenza
ai dominanti USA.
Un’altra “piccola” notizia, molto meno importante,
ma significativa come indizio. La nuova merchant bank governativa ha
convinto (con opportune telefonate, ovviamente non intercettate o comunque
non pubblicate) la Carlyle (americana) e la nostra Finmeccanica (pubblica)
a cedere i motori della Avio a fondi “amici” rappresentati
dalla Cinven (fondo europeo di private equity). Riporto, per curiosità,
il comunicato asettico dell’accordo:
“In data odierna (7 agosto), The Carlyle Group ha sottoscritto
insieme a Finmeccanica un contratto per la vendita di Avio S.p.A., azienda
italiana tra i leader mondiali nel campo della propulsione aerospaziale
e navale, a fondi gestiti da Cinven Ltd. The Carlyle Group e Finmeccanica
hanno ceduto le rispettive quote del 70% e del 30% in un’operazione
il cui valore complessivo è pari a € 2,57mld. Finmeccanica,
inoltre, si è impegnata a reinvestire in Avio S.p.A. fino ad
una quota pari al 30%. Nell’ambito della transazione, Mediobanca
ha svolto il ruolo di co-advisor di The Carlyle Group e Finmeccanica”.
Del resto Cossiga – che, lo ribadisco, non è pazzo per
nulla – in visita a Tel Aviv per portare solidarietà al
Governo israeliano, ad esponenti di quest’ultimo ha riferito,
in presenza di giornalisti che hanno pubblicato (senza alcuna smentita)
le sue frasi, di aver parlato con amici del Governo americano, che gli
hanno detto di non preoccuparsi minimamente per le posizioni pubblicamente
espresse da D’Alema, poiché quest’ultimo li ha avvertiti
che le deve dire per rabbonire i “radicali” che ci sono
nella maggioranza. Ed io affermo con convinzione: credo a Cossiga ed
anzi ero convinto di quello che lui ha riferito già da un bel
po’ di tempo; è come se avessi sentito di persona le telefonate
dell’infido “baffetto” ai suoi colleghi americani.
Non ha cambiato affatto atteggiamento rispetto al 1999, quando andò
in guerra al servizio di Clinton. I veri pericolosi filoamericani (e
filosionisti) – pericolosi perché più coperti, mentitori,
“striscianti lungo i muri”, come ci si deve attendere da
chi rinnega il suo passato un minuto dopo il crollo del “socialismo”
nel 1989 – sono gli attuali governanti e in particolare, appunto,
i rinnegati del PCI-PDS-DS.
Per ultimo, il patetico atteggiamento dei sindacati di fronte alla fusione
bancaria di cui sopra. Essi hanno espresso vivo apprezzamento, solo
avvertendo che non ci debbono essere riduzioni di personale. Questa
è la più bella dimostrazione di che cosa è diventata
la tanto amata (solo dai “comunisti” un po’ “andanti”)
la contraddizione capitale/lavoro, ormai gestita – e non riesce
da decenni ad essere gestita diversamente – da apparati di Stato
quali sono i sindacati attuali nei paesi a capitalismo avanzato, nei
paesi non più a capitalismo borghese. Le presunte organizzazioni
dei lavoratori (solo quelli salariati, e per di più dei lavori
prevalentemente esecutivi, come se tutti gli altri non lavorassero affatto)
sono associazioni corporative che difendono i loro iscritti affinché
non perdano posizioni nella distribuzione del reddito e nelle condizioni
di vita; nulla più che questo. E’ ovvio che se non attuano
questa difesa, perdono gli adepti e i dirigenti sindacali restano senza
truppe, quindi senza potere. Per il resto, simili associazioni –
ai fini di strategie veramente vantaggiose per un intero paese, tali
da renderlo indipendente e non invece subordinato agli interessi di
gruppi dominanti stranieri (soprattutto statunitensi, appunto), ecc.
– non servono assolutamente a nulla; sono anzi ormai deleterie
e fonte di uno sbriciolamento sociale, con possibile scontro e avversione
tra i vari spezzoni che compongono una società capitalistica
avanzata, in grado di favorire i disegni di tali gruppi dominanti. E
i loro rappresentati sono fra gli strati popolari più incolti,
quelli che al 99% seguono gli orrendi talk show televisivi e gli spettacoli
più degradanti dell’odierna demenza massmediatica. Altro
che “innata” coscienza di classe, del tutto immaginaria
sia in sé che per sé.
In ogni caso, per fortuna, non si è ancora saldata una dittatura
finanziaria compatta. Permangono varie contraddizioni, anche all’interno
del cosiddetto piccolo establishment – quello del patto di sindacato
della RCS, quello dominante e che sembrava aver messo a segno colpi
unitari durante la crisi legata ai crac Cirio e Parmalat, al risiko
bancario (pro e contro Fazio, “furbetti del quartierino”,
ecc.). Oggi siamo ai contrasti interni, non però ancora della
massima virulenza. Teniamo inoltre presente che, quanto più dura
un Governo come quello di Prodi, la situazione marcirà fino al
punto di non ritorno, fino alla totale subordinazione agli USA, quella
più pericolosa, vile e infame, mascherata da “europeismo”
(cioè favorevole alla subordinazione dell’intera Europa).
Non c’è più affatto molto tempo; e certamente non
mi auguro per nulla che tornino “gli altri”; più
smaccati e, a loro modo, sinceri, ma altrettanto favorevoli al servaggio
d’Italia e dell’Europa. Una situazione difficile, complicatissima,
ma anche perché i “comunisti” hanno fatto una fine
indegna: rinnegati o stupidi, incapaci di analisi, tutti presi dall’avanspettacolo
odierno, senza vedere i registi, gli scenografi, e tutto il personale
che trama silenziosamente dietro le quinte.
25 agosto
PS Allego la telefonata (cordiale) tra Bush e Prodi
Dal sito www.governo.it
giovedì 24 agosto 2006
M.O.: colloquio telefonico Prodi - Bush
Il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha avuto oggi un’amichevole
conversazione telefonica con il Presidente degli Stati Uniti, George
W. Bush. Al centro del lungo colloquio vi è stato il dispiegamento
della Forza di pace dell’ONU e più in generale la situazione
nella regione. Il Presidente Bush ha ripetuto il suo vivo apprezzamento
per la forte leadership espressa dall’Italia in queste settimane,
che, tra l’altro, ha reso possibile la convocazione della riunione
straordinaria dei Ministri degli Esteri europei fissata domani a Bruxelles
con la partecipazione del Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan.
Il Presidente del Consiglio ha riconfermato la disponibilità
italiana ad assumere il comando dell’UNIFIL qualora richiesto
dall’ONU e dalla comunità internazionale. Al riguardo il
Presidente Bush ha riferito dei suoi contatti con il Segretario Generale
dell’ONU nel corso dei quali disponibilità e leadership
italiana sono state commentate molto positivamente. Sia il Presidente
Prodi che il Presidente Bush hanno confermato la loro determinazione
a continuare a lavorare insieme per il successo della missione UNIFIL.
Il Presidente degli Stati Uniti ha, tra l’altro, assicurato la
continuazione dell’impegno statunitense per acquisire ulteriori
contributi di truppe alla missione UNIFIL. I due leader hanno anche
discusso dei più ampi temi regionali soffermandosi in particolare
sulla Siria, evidenziando la necessità di un ruolo costruttivo
di Damasco che favorisca la stabilità regionale. Essi hanno anche
convenuto sulla necessità di affrontare il problema palestinese
che resta centrale per pervenire a una pacificazione complessiva dell’area.
Infine i due leader hanno scambiato alcune valutazione sul dossier nucleare
iraniano e concordato di tenersi in stretto contatto sui futuri seguiti.
La Mediobanca si è in ogni caso limitata al ruolo di mediatrice,
mentre il ruolo propulsivo l’ha svolto il Governo, in accordo
con la Cinven; il tutto fa quindi parte delle varie trame che stanno
eseguendo i governanti attuali (veri sinistri nel cupo significato di
questo termine), in quanto mano politica di precisi gruppi di potere
economico, sia italiani che europei, ormai costretti al gioco dei dominanti
centrali.