"L'AFFAIRE UNIPOL" E RETROSCENA VARI
LA BELLA ITALIA (2)
Spero che ci sia ancora la bella abitudine dei “miei tempi”
di leggere attentamente i “nemici” in particolari congiunture.
Quando due bande (diciamo “Al Capone” e “Frank Costello”)
arrivano ai ferri corti per la conquista di “Chicago” (Italia),
possiamo essere sicuri che i perdenti (almeno di questa “battaglia”)
“dicono la verità” (pur se non “tutta la verità”).
Questa è la funzione, al momento, di Cirino Pomicino (Geronimo),
del cui grado di informazione su ciò che si svolge in campo avversario
ho già dato ultimamente la prova; egli fa parte dei perdenti
e l’articolo che vi accludo è impressionante per precisione
di interpretazione dei fatti.
Spero sia chiaro che, per quanto importanti, non erano BNL e Antonveneta
gli obiettivi ultimi dello scontro, bensì in ultima analisi le
Generali, che hanno un carattere internazionale ma sono anche il fulcro
della finanza – e quindi, con tutte le mediazioni possibili del
caso, anche di una importante porzione di potere politico – in
Italia. Nemmeno, me lo auguro, si crederà che fossero i “furbetti
del quartierino” i principali artefici dell’assalto a questo
bastione finanziario-politico. Si tratta di “stracci” che
oggi volano e che parlano, parlano, ma non faranno certo i nomi di chi
stava veramente sopra di loro (altrimenti rischiano la fine di Sindona
e Calvi).
Sopra, e dietro, vi erano la Deutsche Bank, la BNP Paribas e qualche
altra, ma anche queste banche non sono i principali protagonisti. Ancora
più dietro, e sopra, possiamo pensare al Vaticano (Fazio era,
malgrado si cerchi di nasconderlo, uomo dell’Opus Dei). Non credo
tuttavia che così si sia arrivati all’intera cupola, ma
non è facile smascherare la banda al completo, anche perché
sarà senz’altro un “gruppo” di bande con chissà
quali diramazioni in chissà quali direzioni anche, e soprattutto,
internazionali. Quanto a Consorte e ambienti “dalemiani”
– da chiamare così con molta approssimazione, perché
D’Alema è uomo cinico pronto ad abbandonare tutti non appena
vede la mala parata, com’è accaduto con la Banca 121 del
Salento e in ogni altra occasione, anche in politica – si tratta
di altri stracci che in parte sono volati via (Consorte), in parte hanno
chinato la schiena e si sono adeguati (come D’Alema) e in parte…..chissà
dove stanno.
Dalla parte dei vincitori (del momento), quella che chiamo “Banda
Bassotti”, stava sicuramente la cupola finanziaria americana,
a cui, come dice bene Cirino Pomicino, aderivano di fatto l’olandese
Amro e la spagnola Bilbao. E’ difficile dire quanto di interessi
economici fossero in gioco e quanto di ancor più importanti interessi
(egemonici) politici. La finanza americana non è così
parassitaria e sanguisuga come quella che Geronimo chiama “allegra
combriccola” (Abete-Dalla Valle). Nemmeno è semplice servitrice,
ma è comunque parte di un complesso politico-industrial-finanziario,
che non è nemmeno lui unitario e compatto (parlo di cupola in
senso approssimativo), poiché vi sono più lobbies (non
tantissime), alcune più aderenti ai repubblicani, altre ai democratici.
In ogni caso, tutte interessate al predominio USA e quindi ad impedire
trasgressioni pericolose in paesi considerati sicuri come il nostro
(dove anche il centrodestra, sia chiaro, è fortemente filoamericano;
non parliamo di Berlusconi che tenta di salvare il salvabile facendosi
“amerikano” al 100%).
Da tempo è in campo il progetto del centro moderato, cui la sinistra
deve fare da portatrice d’acqua. Tuttavia, negli ultimi due-tre
anni, al centro diciamo così di tipo “laico” (solo
per dire, mi raccomando), si è affiancato il progetto (sicuramente,
anche se duttilmente, appoggiato dal Vaticano) di un centro cattolico,
di cui la “Nuova DC” (Rotondi, Cirino Pomicino, ecc.) voleva
essere un primo, piccolo ma attivo, nucleo. Considerato perso Berlusconi,
perché non schiodabile dalla prona alleanza con gli USA (che,
forse stupidamente ma non so, egli pensa come sua ancora di salvezza),
questo “embrione” di partito sperava di recuperare altri
notabili DC (in primo luogo Andreotti), ma anche alcuni ambienti diessini
(Consorte e chi gli stava dietro – ora defilatosi – va letto
in questo senso), e soprattutto alcuni spezzoni ex-democristiani del
centro-sinistra, parte dell’UDC, il movimento di Lombardo in Sicilia
(con collegamenti in altre regioni meridionali, in specie in Puglia).
Un anno e mezzo fa circa, Geronimo cominciò a scrivere sempre
meno sul Giornale, lanciò segnali di fumo verso sinistra, poi
appoggiò in pieno Fazio (anche adesso a costui è stata
offerta l’iscrizione alla nuova DC) e si batté per la “libertà”
dell’Unipol di scalare la BNL. La controffensiva degli altri –
grazie al fatto che il fantomatico partito democratico è sicuramente
la miglior garanzia per gli USA, perfino rispetto a Berlusconi –
ha però al momento prevalso. Andreotti non si è sbilanciato,
Cossiga ha detto, anche lui, delle verità spiacevoli per i poteri
forti, ma non si è speso molto; Lombardo tende ad accordarsi
con il centro-sinistra, Tremonti (recuperato da Berlusconi) fa da pontiere
tra (certi ambienti del) centrodestra e gli altri; vedi cenetta del
26 ottobre assieme a Mastella, Abete e Dalla Valle (sia chiaro che non
penso ad un tradimento di Tremonti nei confronti di Berlusconi; penso
a qualcosa di molto più ambiguo). Il Vaticano accetta per il
momento di aver perso una battaglia e sta (apparentemente) a guardare;
comunque è cauto e farà in modo di ripensare la strategia.
A questo punto sembra vittorioso il gruppo che propaganda il partito
democratico e tutti (ivi compreso, vergognosamente, Bertinotti, verso
cui Geronimo è particolarmente deluso e acre, parlando di un
suo “silenzio assordante”) si sono sdraiati a tappetino
di fronte alla “banda Bassotti” coprendo le loro impudicizie
con il solito “grande pericolo” berlusconiano, carta (igienica)
pronta per tutte le smerdate che questi furfanti e criminali vogliono
ammannirci.
Però…. però, entro e non oltre la prossima legislatura,
il gruppo attualmente vincente devasterà il Paese, lo impoverirà,
arrafferà tutto ciò che sarà in grado di arraffare,
per cui non credo molto alla prospettiva strategica del partito democratico.
Lo sconquasso, o come minimo la putrescenza e la stagnazione, saranno
alleate degli “altri”. Gli avversari (e la Chiesa in primo
luogo) hanno ancora molte carte da giocare. Mi sembra chiaro che anche
Geronimo non si senta disperato; mostra tutto il suo disprezzo per la
sinistra corriva in questo gioco e dice con chiarezza che essa o ha
veramente molte cose sporche e gravi da nascondere o ha un gruppo dirigente
del tutto incapace e senza spina dorsale. Non mi sembra si senta definitivamente
sconfitto, ed infatti non credo che lo sia.
E che cosa fa la sinistra che si vuole comunista (mi basterebbe anticapitalista)?
Sinceramente non lo capisco. Se si perde ancora l’autobus, le
alternative alla baraonda in cui ci condurrà il gruppo che propone
il partito democratico (con in testa Rutelli più il sindaco “de
Roma”, che vuole intitolare una strada a Quattrocchi), diventeranno
solo due: o il partito cattolico di centro o una forma di “neonazi”
(so bene, se lo sento ripetere ancora sparo, che la storia non si ripete;
ma nelle sue forme congiunturalmente specifiche, perché quanto
a sostanza del problema tante ripetizioni ci sono ormai state).
In ogni modo, per il momento, gustatevi – perché si può
gustare se non si è settari – l’articolo di Geronimo
che “dice la verità” pur se “non tutta la verità”.
Salutamme
glg