L'ITALIA "WEIMARIANA" (di G. La Grassa)
Doveva essere un incontro segretissimo, di quelli che
piacciono al Premier, che al massimo rivela le sue sedute spiritiche.
Però, in un momento di così dilagante marciume e di lotte
estremamente mascherate, qualcuno si premura sempre di rivelare il recondito
alla stampa. Sarebbe imminente un colloquio riservatissimo (ora non
più) tra un inviato del nuovo presidente Rossi, un certo Pileri
(che dicono essere uomo chiave nonché il tecnico più informato
di qualsiasi cosa riguardi la Telecom), con Prodi e pochissimi altri;
non con il Governo, si badi bene, ma con quello che si sta rivelando
uomo di una pericolosità massima per la sedicente “democrazia”,
in quanto legatissimo ai veri, occulti (ma ormai non più tanto,
per fortuna), poteri forti italiani: l’americana Goldman Sachs,
la SanIntesa, ecc.
Pileri, dunque il nuovo vertice dell’azienda telefonica, porterebbe
a Prodi documenti ultrariservati, di quelli che l’azienda stessa
non ha nemmeno mai mostrato alla Consob né all’Authority
sulle Comunicazioni. E’ ovvio che Rossi sta cercando di “far
la pace” con Prodi. Sempre più appare chiaro che Tronchetti
si è dimesso perché si è “fregato”
con le sue mani ed è ormai “sotto schiaffo”. E par
di capire per ben due motivi, grossi come le famose “due Torri”
(e lui non ha a disposizione una, presunta, Al Qaeda per buttarle giù).
Da una parte, c’è la questione delle intercettazioni, tirata
fuori dalla “Procura amica” (non di Tronchetti, è
ovvio) al momento opportuno. Dall’altra, teniamo presente che
i debiti della Telecom riguardano di fatto anche Olimpia, la società
controllante, formata dalla Pirelli (sempre Tronchetti) e dalla Benetton.
Secondo la recente interrogazione parlamentare presentata da Cirino
Pomicino e altri, sembra che un potente gruppo di banche (e possiamo
ben capire quali esse siano) abbia fatto sapere, dopo lo scontro Prodi-Tronchetti
sul progetto Rovati, ecc., di non essere più disposto a dilazionare
il pagamento dei debiti. Adesso, con la presidenza di Rossi, e l’incontro
Prodi-Pileri, potete star sicuri che la dilazione al pagamento arriverà.
Capite di quali ricatti è intessuto questo nido di vipere? Anche
Benetton sarà intervenuto sul socio (in Olimpia) per consigliargli
di mettersi in posizione defilata, di non intralciare più i piani
delle concentrazioni di potere di cui Prodi è il “rappresentante”,
per non andare incontro a guai sempre peggiori (Benetton ha con il Governo
anche il contenzioso della fusione di Autostrade con la spagnola Abertis).
La Confindustria sembra cominciare a preoccuparsi del serpente a sonagli
cui ha dato appoggio, ma anche lei deve essere molto prudente nei confronti
della concentrazione di poteri finanziari (con dietro quelli USA) di
cui il detto serpente è l’esecutore. La Fiat, ad es., si
è un po’ rimessa dopo la cura del “borghese buono”
(Marchionne) di bertinottiana memoria, ma dubito assai che abbia veri
piani di sviluppo di lungo respiro. Siamo ai pannicelli caldi il cui
effetto dura quel che dura. Tenersi buoni i veri poteri forti –
che sono “assieme a te” nel patto di sindacato della RCS,
ma possono tirarti una coltellata alla schiena alla prima occasione
– conviene anche ai vertici confindustriali. Dobbiamo aspettare
altre mosse, e vedere quali altri contendenti si ergeranno al fine di
mettersi di traverso a Goldman Sachs, a Intesa (oggi SanIntesa), e a
pochi altri, con il loro maggiordomo di riferimento. Il quale è
di rara ottusità, ma proprio per questo di una pericolosità
estrema; perché le persone di scarsa intelligenza obbediscono
senza chiedersi un perché, e nel contempo si beano e si crogiolano
del potere (riflesso) che hanno, lo fanno pesare, godono nel vedere
la paura degli altri; l’ottuso è spesso anche un sadico.
Non sono interessato, se non moderatamente, a questioni etiche (le lascio
volentieri ai cultori di filosofia morale). Non sono nemmeno democratico;
non almeno nel senso delle “libere elezioni” per un Parlamento.
Diverso sarebbe se si trattasse di Soviet o della Comune, ma con la
giusta dotazione di “plotoni di esecuzione” (metaforici,
per carità!) per gente come quella di cui ho appena parlato.
Comunque, se qualcuno mi viene ancora a parlare di Berlusconi e del
“conflitto di interessi”, gli sputo in faccia; solo perché
è un ipocrita o un coglionaccio. Non tollero gli stupidi, non
tollero gli ipocriti. Prodi è mille volte peggiore di Berlusconi;
non perché è più immorale, non perché è
più intelligente. Semplicemente, ha dietro di sé quei
poteri forti che sono oggi i più pericolosi, e dannosi, in campo.
Non hanno in testa nulla più che il mero potere di fare e disfare;
non hanno un progetto industriale, non di sviluppo innovativo, non di
rafforzamento del sistema-paese; solo potere, arraffa-arraffa, un comportamento
del tutto simile a quello in voga durante la crisi del 1929-33 nella
Repubblica di Weimar, devastata dalla finanza (che aveva il suo vertice
in quella americana), la quale condusse, come storicamente necessaria
soluzione di quel problema di marciume inarrestabile (con i metodi di
un parlamentarismo ormai del tutto corrotto e comprato dalla finanza
stessa), al dramma del nazismo.
Chiunque insiste ancor oggi nel dire che Prodi (non lui come persona,
spero si sia capito!) è “meno peggio” di Berlusconi
sarà pienamente responsabile di ciò che prima o poi non
potrà non accadere. I gruppi di potere che stanno dietro a questo
Governo non hanno altro scopo se non quello di arricchirsi nel più
breve tempo possibile; e coloro che li dirigono, i gruppi di comando
statunitensi, progettano di fare dell’Italia una pedina decisiva
per il controllo dell’Europa. Quando saremo “alla frutta”,
lo sconquasso sociale – non semplicemente la “crisi economica”,
questo deus ex machina dei “marxisti” scolastici –
che si produrrà nel paese provocherà soluzioni oggi impensabili;
e che non credo, sinceramente, saranno “buone”. Ma chi se
lo sarà voluto, se lo sarà anche meritato.
25 settembre