LA REPUBBLICA DEL MANGO (di G. La Grassa)
Meno male che gli amici del blog ripensaremarx avevano già messo
ieri un mio pezzo in cui, rilevando che si parlava della ristrutturazione
della Telecom da più giorni, ritenevo poco comprensibile l’irata
affermazione di Prodi in merito al fatto che non ne sapeva nulla, che
Tronchetti (da poco incontrato) non gli aveva detto nulla, ecc. Ho sostenuto
che l’irritazione doveva dipendere da “qualcosa” di
quel progetto di ristrutturazione non confacente alle smanie di potere
del nostro “medium di sedute spiritiche”. E infatti, puntualmente,
si è sollevato il coperchio, rivelando un marciume tale che non
può più far definire il nostro paese una “repubblica
delle banane”, ma al massimo “del mango” (le banane
sono così buone!).
Credo che si tratti di fatto di un Prodigate, che tuttavia non scoppierà.
Ricordo che Nixon, dopo mesi di campagna giornalistica, fu costretto
a dimettersi dalla carica di “uomo più potente del mondo”
per spionaggio nei confronti della parte avversa. Qui siamo alla malversazione,
a manovre segrete, ricatti, congiure, ecc. che incidono sulla vita economica
e politica del paese, rischiando di metterlo ormai in mutande, con riflessi
pesantissimi su tutti noi, “poveri cristi”. Potete però
star sicuri fin d’ora che alla fine non accadrà nulla.
Un povero “scemarello” si sta accollando tutte le colpe,
e alla fine non verrà creduto ma si accetterà la sua versione.
La Magistratura – quella di “mani pulite” (che ho
sempre sostenuto essere sporchissime) – non indagherà per
nulla, dimostrando che si muove solo in una direzione. La Consob metterà
in croce Tronchetti e la ristrutturazione della Telecom. L’Authority
farà ridere come al solito (cioè piangere il paese). Lo
stesso Tronchetti alla fine “abbozzerà”.
Si tenga presente che il consulente economico di Prodi, Rovati, all’origine
della bufera per un suo piano “solo personale e artigianale”
sulla Telecom (quanti a sinistra sono realmente così coglioni
da crederci?), ha affermato che del documento esistevano solo due copie;
una in mano sua e una in quelle di Tronchetti, su cui si è affrettato
ad esprimere giudizi lusinghieri come industriale (a proposito dell’ipocrisia
dei sinistri!). Se c’erano due copie, e non è stato certo
Rovati a consegnare alle stampe la sua, chi immaginate sia stato? Un
bel colpo basso per Prodi, che così impara a fare le bizze perché
la ciambella non gli è riuscita con il buco. Ma vedrete, appunto,
che come si usa tra “gente per bene” Tronchetti si accontenterà
dell’avviso inviato; e alzerà solo il prezzo dell’operazione
nonché la richiesta di mantenere certe posizioni anche nell’influenza
verso la politica. L’opposizione, poiché di rogna ne ha
tanta pure lei, si fregherà le mani per la contentezza (“mal
comune…..”), ma alla fine si siederà; soprattutto
se gli daranno il contentino delle dimissioni di questo Rovati, di questo
“artigianale” consigliere di Prodi. Resterà la figura
da pirla fatta da quest’ultimo ed una serie di future manovre
dei suoi sodali per vedere se possono fargli le scarpe “più
o meno prossimamente su questo schermo”.
La situazione, per quel poco che ho potuto leggere finora, è
comunque intricatissima. Le uniche cose certe – non dette ma che
si evincono dallo svolgimento della purulenta faccenda – è
che di mezzo ci sta sempre la finanza americana, nella ormai sinistra
figura della Goldman Sachs, di cui fu vicepresidente Draghi fino al
momento in cui non si dimise per aver assunto la più alta carica
nel nostro sistema bancario; siamo proprio messi bene quanto ad indipendenza
ed autonomia, alla faccia della ritrovata “italianità”,
persa nella campagna contro Fazio e le tentate scalate di Fiorani-Ricucci
all’Antonveneta (ma soprattutto, scandalo supremo, a quel santuario
del capitalismo italiano che è il Corrierone) e di Consorte alla
BNL. Altra cosa certa è che siamo stati fortunati a non avere
una CapIntesa – con le mani su Mediobanca e, tramite questa, sulle
Generali – altrimenti eravamo fritti nella padella del nefasto
duo Bazoli-Prodi (padrone e maggiordomo). Con la SanIntesa corriamo
egualmente pericoli gravi, ma esistono ancora margini; non per opposizione
di chi dovrebbe (i cosiddetti “nostri”, che non “arrivano
mai”, perché sono corrotti come e più degli altri),
ma solo per alleanze intercapitalistiche traballanti, pugnalate alla
schiena, trame oscure; insomma il solito, benefico, conflitto tra gli
agenti dominanti.
Altra cosa certa: tutti i giochi sono interni al centrosinistra e ai
suoi padroni economico-finanziari. La destra è attualmente tagliata
fuori. Ci sono gli “arrabbiati” di destra, gli incazzati
“neri”. Ma mi sembra abbiano capito che non possono più
ottenere nulla dalla destra così com’è; o trovano
qualche altra soluzione, o dovranno limitarsi all’incazzamento
(come del resto noi). In ogni caso, solo chi crede ai dogmi per fede
(ad es. alla verginità di Maria, alla Trinità, ecc.) può
ancora rifiutarsi di capire che il vero cancro che attanaglia al momento
il paese è nel centrosinistra, che è questo il nemico
numero uno, quello che, se lasciato ancora fare per qualche anno, condurrà
ad uno sfascio totale, ma soprattutto ad un regime ingessato, privo
di libertà, e ricco invece di sospetti e delazioni, di tradimenti
e “avvelenamenti” morali, di trabocchetti e sgambetti, di
occultamento della verità, di “volo degli stracci”
mentre i corrotti imperversano e si arricchiscono, ecc.
Mi prendo comunque del tempo, perché vorrei partire da un po’
lontano; soprattutto voglio leggere qualcosa in più nei prossimi
giorni per fare una cronistoria del Prodigate meno imprecisa (precisa
la possono fare solo i diretti interessati e i loro manutengoli; ma
non la faranno ovviamente). Dico qui solo una cosa perché va
ricordata immediatamente. Nel piano del Rovati, “ignorato”
da Prodi benché scritto su carta intestata della Presidenza del
Consiglio (ma il consigliere “personale” ne ha abusato,
è chiaro), stava scritto che, tramite la Cassa Depositi e Prestiti,
lo Stato avrebbe versato 7 miliardi di euro per acquisire circa il 30%
della nuova società in gestazione, La Rete, proprietaria fra
l’altro del famoso ultimo miglio (dove passa la voce, la banda
larga, ecc.). In fondo una bella fregatura per Tronchetti, dato che
la Telecom ha 41 miliardi di debiti; però anche una bella fregatura
per noi. Ci si chiede di ingoiare una finanziaria da 30 miliardi (con
tagli di spesa, nuove tasse, ecc.) e poi circa un quarto va ad “ingrassare”
il potere del Governo; diciamolo chiaramente: di Prodi e di quelli di
cui è maggiordomo (perché nella Rete sarebbero poi entrate,
molto probabilmente, anche le Fondazioni bancarie e soprattutto la SanIntesa).
Ancora un rilievo: per convincere meglio il Tronchetti, la Consob (un
Istituto “altamente neutrale”) manifesta l’intenzione
di consolidare il debito Telecom nella Pirelli (un’altra botta
per il suddetto). Siamo proprio “tra gente per bene”. Una
domandina facile: Totò Riina, Provenzano, ecc. sarebbero stati
più “incisivi”?
Quanto belli erano “li tempi andati”. Ogni tanto, le “orrende
masse” inferocite assalivano i Palazzi, “inforconavano”
i “beneducati” e per un po’ di tempo “scrivevano
la Storia”; e magari per qualche mese, forse perfino qualche anno,
si respirava meglio, un’aria pulita, frizzante, corroborante.
Tutta salute in più! Ma i “comunisti”, questi cialtroni
e chiacchieroni (sul nulla), dove sono? Appoggiano il “meno peggio”,
lottano contro “i fascisti”, organizzano concerti e “fumano”
nei “centri sociali”, si interessano solo degli immigrati?
E i sedicenti marxisti, si fanno a pezzi solo per dimostrare che cade
il saggio di profitto, che si può risolvere il problema della
trasformazione e quindi dimostrare indefettibilmente che il proletariato
è sfruttato, ha fame, e si rivolterà (l’anno del
mai!) creando la società e l’uomo nuovi? Oppure pensano
al Welfare, al salario di cittadinanza, o quali altre farfalle stanno
acchiappando? Forse è meglio che corrano a Berlino e cerchino
di farsi assumere alla MEGA; almeno assolveranno una funzione utile
per la “storia del pensiero”.