LA "SANINTESA" TRA GOVERNO E GOLDMAN SACHS
(di G. La Grassa)
Ci si avvicina alla resa dei conti e i pericoli sono
grossi. La fusione che porterà alla SanIntesa è in linea
d’arrivo. Il Crédit agricole (francese) ha accettato di
dimezzare la sua partecipazione azionaria nel colosso che nascerà,
avendo in cambio sportelli della Cariparma e della Friuladria. C’è
ancora l’opposizione dello spagnolo Santander (azionista del San
Paolo), ma è solo questione di trovare l’accordo sulla
valutazione delle azioni. Il colosso che nasce – è bene
averlo presente – ha alleanze (e non da pari a pari, ma come un
subdominante verso il predominante) con la Goldman Sachs; esso fornisce
inoltre un’ottima base di partenza per andare verso la conquista
di Mediobanca e, tramite questa, di Generali. Va infine rilevato come
vi sia stretto collegamento tra questo blocco finanziario e l’attuale
Governo Prodi, che ne è – almeno per quanto concerne il
gruppo prodiano, supportato dagli scalzacani di Bertinotti e di Epifani
– l’esecutore politico.
Il vero oppositore di questo progetto è l’altro gruppo
finanziario che fa capo alla Capitalia (Geronzi). Unicredit, e ancor
più Montepaschi, sembrano al momento incerti su come schierarsi
in questa battaglia. Fino a qualche tempo fa, Tronchetti (Telecom) era
di fatto d’appoggio a Capitalia più che all’altro
gruppo. Sappiamo però come tale personaggio è stato conciato
ed escluso dalla presidenza della società telefonica. In questo
momento, Bazoli (Intesa) ha un suo uomo, il finanziere polacco Zalewski,
dentro quest’ultima, il cui attuale presidente è Guido
Rossi, con una posizione da definirsi in bilico.
Ovviamente, il problema non è pensare che, tra i due contendenti,
uno sia migliore dell’altro; si tratta solo di capire qual è
attualmente il maggiore pericolo, dato che la finanza americana (cioè
una sua parte), tramite questa nefasta Goldman, ha messo non so quanti
uomini in posti chiave dell’economia e della politica italiane.
Qui sta dunque il pericolo imminente. Questo Governo – incredibilmente
appoggiato da personaggi che giocano ancora ai “comunisti”,
ai rappresentanti dei lavoratori (con un sindacato, la CGIL, che ha
il 55% degli iscritti pensionati!) – è ormai una vera “emergenza
nazionale”; se ne deve andare al più presto! Ripeto, non
bisogna sperare che qualche altro gruppo finanziario-politico faccia
gli interessi del paese e della maggioranza della popolazione. Si tratta
solo del pericolo più immediato e vicino. Quindi, non vi è
dubbio che la caduta di Prodi – questo lobbista di poca intelligenza
e per ciò stesso ancor più dannoso in quanto servitore
sciocco della cosca Goldman-SanIntesa, e dei suoi molteplici addentellati
economico-politici – è a mio avviso una priorità.
Senza illusioni sul dopo; solo come riflesso di difesa per adesso. Dopo,
appunto, si vedrà. Ma questo Governo deve cadere, altrimenti
ci troviamo in una autentica dittatura finanziaria, corroborata dall’appoggio
di masse rincoglionite che seguono i peggiori residui del fu movimento
sedicente operaio.
Chi difende oggi questo Governo, difende i lobbisti al servizio della
peggior parte dei gruppi predominanti statunitensi. Essere contro questo
Governo è solo una difesa minimale dalla più completa
e devastante subordinazione! Sia chiaro che quanto detto non significa
invocare nuove elezioni, né credere che qualsiasi altro personaggio
del centrosinistra faccia rifiorire un qualche interesse nazionale.
Lo ripeto: non suicidiamoci così passivamente; buttiamo intanto
Prodi “dalla rupe”!
13 ottobre