MAIALI A TAVOLA COL SIG. JONES (di G. La Grassa)
Ieri, alla festa del PRC, Bertinotti ha “candidamente”
ammesso che l’alleanza “arlecchino” – con dentro
lui, Diliberto, i verdi, e fino a Mastella e ai radicali – è
stata necessitata dall’esigenza di battere Berlusconi. Questo
in effetti lo si sapeva; il centrosinistra è una tipica “Armata
Brancaleone”, e non vi è mai stato alcun collante che non
fosse semplicemente “in negativo”: cioè essere contro
qualcuno e non a favore di qualcosa, di un progetto con almeno alcune
coordinate comuni.
Normalmente, è poco buono agire così, non si arriva molto
lontano. Tuttavia, non mi scandalizzo per il fatto di aver voluto alleare
“Il Diavolo e l’acqua santa” pur di andare contro
qualcuno. Mi indigno però per il reiterato doppio peso e doppia
misura che usano i “sinistri”. Ciò che per loro è
ammesso, è assolutamente proibito agli altri. Per esempio, il
sottoscritto è dell’opinione (e non sono il solo) che –
soprattutto dopo la concentrazione di potere avvenuta con la SanIntesa,
poiché Bazoli e Salza sono i veri capitalisti i cui ordini non
possono essere ignorati da Prodi – è indispensabile abbattere
il nefasto Governo di quest’ultimo con ogni mezzo che si possa
presentare utile a tale scopo. E si trattasse solo della SanIntesa;
ma si sa bene che l’intero patto di sindacato della RCS –
l’autentico gruppo capitalistico che imperversa nel paese, premendo
sul Governo affinché effettui solo manovre finanziarie e favorisca
sviluppi industriali subordinati al centro del sistema (gli USA), con
tagli alla ricerca scientifica, con indebolimento degli strumenti di
“guerra” economica e di “intelligence” per migliorare
le proprie posizioni – ha appoggiato nettamente il centrosinistra
invitando a votare per questo schieramento.
La stessa impresa in Libano non serve affatto agli interessi strategici
italiani e tanto meno europei; il fatto che Cina e magari Russia non
vogliano restarne fuori – se tali voci non si riveleranno infondate
– non fa altro che dimostrare la pericolosità della subalternità
italiana (mirante a rafforzare quella europea) ai fini di una lotta
antiegemonica (anti-USA). Si ha però qui a che fare con un problema
complesso che andrà spiegato con il tempo, e con i fatti che
avverranno. Al momento rilevo appunto il doppio peso e la doppia misura
dei giudizi dei sinistri; atteggiamento che è manifestazione
della loro ipocrisia, per me il peggior vizio dell’animo umano.
Vediamo, per rinforzo di quanto detto, qualche altro esempio.
Prima delle elezioni, si è affermato che non sarebbero stati
tollerati, come in passato, ribaltoni, cioè trasferimenti di
gruppi da uno schieramento all’altro; se ciò si fosse verificato,
si sarebbe dovuti arrivare subito a nuove elezioni. Adesso sono in corso
le manovre per lo “slittamento” dell’UDC verso il
centrosinistra; anzi Mastella ha rivelato che, già prima delle
elezioni, v’era un accordo tra lui e Casini. Vi prego di cercare
una smentita a simile affermazione. L’unica dichiarazione resta
quella di Cesa (segretario UDC) che attacca chiunque osi dare del traditore
a Casini. Uno che tratta per passare con l’avversario è
tecnicamente un traditore, ma non è questo quello che conta;
il fatto importante è che tuonare contro chi dà del traditore
a Casini non rappresenta in alcun caso una qualsiasi smentita.
Ed infatti non può esserci. Qualcuno ricorderà che, subito
prima delle elezioni – dando credito a sondaggi rivelatisi poi
errati – avevo affermato che gli intendimenti dei nostri gruppi
capitalistici dominanti, nel loro appoggio al centrosinistra nelle elezioni
e alla formazione successiva del partito democratico, si basavano sui
seguenti calcoli: FI sotto il 20%, UDC intorno al 10, estrema sinistra
in riduzione a favore dei DS, che avrebbero superato FI diventando il
primo partito. Così sarebbe stato poi possibile sostituire le
“estreme” con l’UDC (altro che rifiuto del ribaltone)
e puntare all’agognato centrismo moderato; con sfaldamento progressivo
della destra rimasta isolata, e concedendosi di “guardare a sinistra”
per non perdere il legame concertativo con i sindacati, apparati burocratici
di Stato fondamentali per tenere calmi i lavoratori e servirsene da
massa d’urto contro il lavoro autonomo.
Tutto è andato storto per i nostri potenti; non una delle suddette
condizioni si è realizzata. Il progetto del centrismo moderato
non è però stato per nulla abbandonato; solo la strada
è in salita e più lunga. L’accordo tra Casini e
Mastella è stato congelato per un certo tempo; e il ribaltone
è cominciato con lo sfoglio “a cipolla” dell’UDC.
Intanto si staccherà Follini (con Tabacci), poi Casini accentuerà
vieppiù le sue critiche cercando di creare il casus belli che
gli consenta di andarsene, “indignato per le basse accuse”,
dal centrodestra. Buttiglione e ancor più Giovanardi recitano
la parte di coloro che frenano, per non perdere i contatti con quella
base che “non capisce” questi giochi e avrà bisogno
di un tempo maggiore per accettare il cambio dell’alleanza. Ci
sarà poi comunque da stare attenti a Cuffaro e quindi alla Sicilia,
che è il vero granaio di voti per l’UDC, partito del pubblico
impiego, impiantato al centro ma soprattutto al sud.
Con riguardo a Follini, inoltre, arriviamo al nuovo esempio di doppio
peso e doppia misura (cioè la più sconcia ipocrisia) da
parte della sinistra. Come ben si sa, De Gregorio (presidente della
commissione difesa del Senato) ha lasciato “l’Italia dei
valori”, ma non si è, per il momento, schierato apertamente
con il centrodestra, dichiarando che d’ora in poi voterà
“caso per caso”, senza obblighi di fedeltà verso
nessuno. Immediatamente, da sinistra si sono levate voci altissime di
indignazione: “è stato votato da elettori che lui adesso
ha tradito; quindi, se è persona seria, deve dimettersi”.
Ebbene, che cosa ha fatto, dall’altra parte, Follini? Esattamente
la stessa cosa, solo in senso inverso. E da sinistra si sono levate
voci “ammirate” che “rispettano il travaglio critico
di questo onest’uomo”; vedete quanto sono mascalzoni questi
sinistri?
Per ultima cosa vorrei chiarire che l’indignazione di fronte a
questa continua e assoluta mala fede della sinistra non è un
fatto solo morale. Il suo atteggiamento è gravissimo anche politicamente.
Vi ricordate la Fattoria degli animali di Orwell? Quando il Gran Maiale
cambiava tattica e linea politica per i suoi personali interessi (di
potere), mandava in giro i maiali di base a convincere tutti gli animali
che il cambiamento era in linea con i principi e con le scelte strategiche
fondamentali che facevano gli interessi di tutti loro. Questi abietti
individui di sinistra, con le loro giravolte, agiscono proprio così;
e si presentano agli altri come i più coerenti, i più
limpidi, i più dotati di senso morale, i veri realizzatori dell’interesse
comune. Invece, sono veramente restati “comunisti”, i pervertitori
di ogni verità, i persecutori del popolo per fare gli interessi
di un ceto politico ristretto al servizio dei gruppi più potenti.
Sono gli stessi del “socialismo reale”; quindi in realtà
non sono comunisti ma, come ho affermato in un precedente scritto, solo
piciisti. Però, per sfortuna nostra, la Storia ha continuato
a denominarli comunisti.
In ogni caso sono mascalzoni, lerci individui. E lo ribadisco: sono
sporchissimi dal punto di vista morale, ma sono ancor più pericolosi
politicamente. Per cui, tornando alle affermazioni di Bertinotti, citate
all’inizio, non vedo perché non si dovrebbe far di tutto
pur di toglierli da posizioni di potere, dove faranno disastri crescenti
pur di perseguire i loro bassi interessi di ceto politico (e intellettuale);
che poi, qui da noi e a differenza che nel “socialismo reale”,
è al servizio dei potentati capitalistici peggiori, delle oligarchie
finanziarie. Il popolo dovrà togliersi di torno questi ipocriti
e bugiardi, anche alleandosi “con il Diavolo”; non però
con uno sciocco, quindi non tornando ai “precedenti”. C’è
bisogno di ben altra tempra, di ben altre misure; non però troppo
“democratiche” (nel senso di elettorali).
Comunque, il discorso è appena all’inizio.
12 settembre