PRONTO ROMANO? SONO BAZOLI! (E' L'UNICO CHE LO CHIAMA
SPESSO) di G. La Grassa
L’ 8 settembre (data fatidica, ma per altri motivi),
Palazzo Chigi (Prodi) emette questo comunicato: “Un ipotetico
altolà alla vendita di Tim da parte del Presidente del Consiglio
necessita di una secca smentita. Le fantasiose interpretazioni giornalistiche
che attribuiscono al Governo intromissioni ultimative sulle scelte e
le politiche industriali di società italiane e internazionali
vanno esattamente nella direzione opposta rispetto alle impostazioni
di un esecutivo che ritiene importante tutelare l’autonomia e
i progetti delle grandi aziende italiane” [corsivo mio]. Ieri,
12 settembre (quattro giorni dopo), ecco le testuali frasi della “irritazione”
di Prodi: “La mia è una reazione di sorpresa; circa dieci
giorni fa ho avuto un colloquio cordiale e approfondito con Tronchetti
e non mi ha assolutamente accennato ad una ristrutturazione societaria
così importante e radicale. Il Governo ha il diritto di conoscerne
il contenuto e le motivazioni” [corsivo mio, perché tale
frase fa a pugni con quelle sopra riportate in corsivo e soprattutto
con quella in grassetto].
Prodi lascia fondere due banche nella SanIntesa, con mossa non preannunziata
e che coglie di sorpresa perfino i più alti manager del S. Paolo,
ma si offende se non mette il naso nelle operazioni industriali della
Telecom (evidentemente è geloso di D’Alema che invece lo
fece all’epoca della scalata di Gnutti e Colaninno a tale società).
Comunque, smentisce clamorosamente il suo “non interferire”
nel mercato affermato quattro giorni prima, e sostiene di non sapere
nulla di mosse ristrutturative di cui parlavano da giorni tutti i giornali.
Prodi è solo il maggiordomo di Bazoli; e vediamone il perché.
Quando l’Unipol tentò la scalata alla BNL, fu stoppato
con mossa a tenaglia cui partecipò l’intero patto di sindacato
della RCS (compreso Tronchetti) e con il plauso generalizzato del centrosinistra
da Rutelli a Prodi a ….Bertinotti (non oso fare illazioni su questo).
Rabbiosi i diessini, ma soprattutto i dalemiani. Ricordo agli smemorati
che, a causa della faccenda della salentina Banca 121 (su cui tornerò
in altra occasione), D’Alema aveva perso l’appoggio del
Cda del Montepaschi (in cui saliva invece la stella, e la “presa”,
dei Bassanini & C.), che infatti si defilò dall’operazione,
schierandosi di fatto contro Consorte e Unipol. Perché fu stoppata
l’operazione Unipol-BNL? Non per un motivo solo; comunque anche
perché la BNL era una possibile “porta” per la scalata
alla Telecom, indebolita dall’enorme debito contratto quando Tronchetti
la rilevò dai “capitani coraggiosi” di D’Alema.
Ripeto che, all’epoca, Tronchetti stava con coloro che si opponevano
a Consorte (e dunque a Fazio), ecc.
Adesso, dopo l’improvvisa fusione che porterà alla SanIntesa
– operazione non nota fino al giorno prima senza che il “maggiordomo
di Bazoli” avesse nulla da ridire – il colosso finanziario
appena creato evidentemente già faceva un pensierino su una Telecom
così tanto indebitata. Ecco allora rispuntare l’italianità
così tanto svillaneggiata, ridicolizzata, quando la tirava in
ballo (sempre per i suoi interessi, sia chiaro) Fazio (“er mejo
c’ha la rogna!”). Proibiti i rapporti tra Tronchetti e Murdoch,
non vanno bene. Ed infatti non vanno bene ai fini di un vero rilancio
dell’importante, strategico, settore delle telecomunicazioni in
Italia. Ma il Governo – anzi Prodi, perché tutti avranno
notato il silenzio di ieri e oggi dei settori dalemiani; vedremo nei
prossimi giorni – non difende l’italianità messa
in forse dalla ristrutturazione della Telecom (comunque, lo ripeto ossessivamente,
conosciuta da parecchi giorni). La rabbia del maggiordomo è perché
questa mossa, che alleggerisce i debiti di Tronchetti, non rende più
quest’ultimo così vulnerabile di fronte agli appetiti della
SanIntesa. Ovviamente, è meno vulnerabile economicamente, perché
politicamente tutto dipende dallo svilupparsi o meno del cancro prodiano.
Mascalzoni, farabutti, una banda Bassotti che sta annientando il nostro
paese; mandandolo poi con fanfare in operazioni militari, patriottarde,
per far dimenticare “i vermi nel formaggio”; appunto, come
diceva Samuel Johnson: “La patria è l’ultimo rifugio
delle canaglie”. E queste sono canaglie colossali, un cancro che
fra poco sarà metastasi, se non interviene la chemioterapia o
l’asportazione chirurgica (non certo la “cura Di Bella”,
per carità!). Tutte queste operazioni – che segnalano,
per fortuna!, una certa rottura tra i poteri forti – non hanno
nulla a che vedere con un rafforzamento e maggiori possibilità
di sviluppo del nostro paese. Non serve a questo scopo l’operazione
ristrutturativa della Telecom, che cerca di alleggerirsi di debiti,
di ricreare qualche condizione di profittabilità (a breve termine),
con l’aiuto determinante di potentati esteri (tipo Murdoch). Non
servono a questo scopo gli appetiti della SanIntesa (questa Santa Alleanza
meramente finanziaria) che ha il suo scherano a Palazzo Chigi. Non servono
a questo scopo le mene dei dalemiani che si mettono al servizio di questo
o di quello nel tentativo di “fare le scarpe” agli altri,
dopo aver preso brutte batoste per qualche anno, a partire dalla perdita
del Cda del Montepaschi (sempre per quella operazione relativa alla
Banca 121) fino alla sconfitta di Consorte e Unipol. Adesso però
il trio D’Alema-Bersani-Visco è in rimonta, come dimostra
la rivincita delle coop emiliane su quelle toscane (con il vistoso calo
d’importanza di Bassanini-Chiti, che tuttavia reagiscono).
Queste lotte di potere, tutte interne alla metastasi che si sta diffondendo
nell’organismo italiano, non hanno nulla a che vedere con un rilancio
strategico della nostra industria. Siamo servi e servi restiamo. Tuttavia,
il nostro “male oscuro” sta soprattutto in questa ormai
immonda sporcizia di “sinistra”, che per il momento riesce
ad ingannare perché dall’altra parte vi è un altro
cancro in attesa. Fino a quando i coglioni si lasceranno imbrigliare
in questo perverso gioco del “meno peggio”, andremo sempre
più a fondo. In un certo senso, solo “il comunismo”
ci può salvare; ma occorrerebbe che non fosse quello che viene
denominato tale, e che comunismo non è; così come quello,
che oggi gruppetti di sciagurati fanno passare per marxismo, non ha
nulla a che vedere con il grande pensiero rivoluzionario di Marx (poi
sviluppato da Lenin). Siamo in forte ritardo! E il cancro si diffonde.
13 settembre