RENDETE PARTECIPE PRODI, BASTA UNA E-MAIL! (di G. La
Grassa)
Nemmeno avevo finito di scrivere il mio pezzo precedente
che subito è accaduto un fatto che è, come si suol dire,
“di scuola”, cioè serve ad illustrare quello che
avevo scritto. Da giorni si parlava della ristrutturazione della Telecom.
Si parlava della divisione in ben tre società: a) Tim (telefonia
mobile); b) la Rete, che avrebbe gestito la telefonia fissa, in particolare
l’ultimo miglio di cavi; c) Media, società che avrebbe
gestito internet (quindi banda larga), TV e multimedialità in
genere via computer, ecc.
Ieri, si è avuta la decisione definitiva che ha diviso la società
solo in due: telefonia mobile e fissa, in quest’ultima comprendendo
anche la multimedialità. Il tutto con accordo, molto parziale
al momento, con Murdoch per la fornitura di film, ecc. da trasmettere
via internet. Questo, grosso modo, è quello che si è saputo.
Non entro ovviamente in discorsi circa la bontà o meno dell’operazione,
perché non si può affrettare il giudizio. Certo non credo
che si tratti di qualcosa che vada nella direzione strategica da me
propugnata nel libro che sta per uscire (Il gioco degli specchi). Ho
l’impressione (la prima) che si tratti di operazione di poco respiro
(ma per prendere respiro rispetto ai molti debiti).
Tuttavia, non credevo alle mie orecchie ascoltando i TG e sentendo Prodi
offeso perché “dieci giorni fa ho avuto un incontro amichevole
con Tronchetti” e costui “non mi ha detto una sola parola
delle decisioni che sarebbero state prese”. Ha aggiunto che il
Governo si riserva di approvare quando avrà saputo qualcosa in
più. Infine Prodi, e in questo caso anche Fassino, hanno affermato
la gravità della possibile vendita della TIM a stranieri. E’
perfino difficile sapere da dove cominciare per l’enormità
di queste dichiarazioni.
Cominciamo con il già detto: si parlava dell’operazione
da non meno di una settimana. Se Prodi è rimasto sorpreso (“nella
sua buona fede”), è meglio che se ne vada. In secondo luogo,
mi dispiace usare questa argomentazione, ma si deve farlo: qui non siamo
in URSS dove il manager di una grande impresa statale doveva avvertire
di ogni mossa Breznev e il Politburo del partito.
Quando c’è stata la fusione di Intesa con S. Paolo, si
è trattato di un fulmine a ciel sereno; i giornali non lo sapevano
nemmeno 24 ore prima. Certamente, poiché Bazoli è il padrone
di Prodi, questi era informato (non credo di tutti i dettagli, non noti
nemmeno ora), però non lo sapeva il paese, non lo sapevano i
partiti, non lo scrivevano i giornali: non quelli finanziari, non il
Corriere, quello che pubblica sempre con 48 ore di anticipo tutti gli
avvisi di garanzia a Berlusconi. Si stava ancora parlando di manovre
di Intesa verso Capitalia. Si sapeva di contatti con il S. Paolo, ma
come anche con il Montepaschi, ecc. Iozzo e Modiano, amministratore
delegato e direttore generale del S. Paolo (considerati in “quota
dalemiana”), sono stati colti di sorpresa, uno dei due in vacanza
a Capri. Entrambi stavano facendo una brutta fine, e sono stati ripescati
nell’organigramma della SanIntesa per pressioni di Fassino, dei
DS e, pur se dietro le quinte, immagino anche di D’Alema. In ogni
caso, amministratore unico è Passera, uomo fidato di Bazoli (del
padrone di Prodi). Si deve ancora aggiungere che una certa segretezza
mi sembra d’uopo anche per motivi di Borsa. Per concludere, Prodi
non ha mosso un solo rimprovero al padrone per l’improvvisa mossa;
a Tronchetti – di cui era noto da giorni il programma ristrutturativo
– è stata fatta la faccia d’armi perché non
ne ha parlato direttamente con Prodi e non gli ha spiegato tutti i dettagli.
Incredibile!
Procediamo. All’epoca, fu fatta guerra a Fazio perché consentiva
a persone “poco morali” di prendersi l’Antonveneta
(desiderata da Fiorani e Ricucci) e la BNL (scalata da Consorte, ex
dell’Unipol). Sappiamo bene che l’indignazione era dovuta
all’ardire di Ricucci di voler scalare il Corriere posseduto da
persone d’alta etica come Montezemolo, Della Valle (dico: Della
Valle), Bazoli, Salza, Profumo e anche Tronchetti (allora in odore di
santità), più una decina d’altri della stessa stoffa.
Contro Fazio fu portato anche un attacco durissimo per la sua antimodernità:
difendeva l’italianità delle banche (dagli assalti dell’Amro
e del Bilbao), in un periodo in cui ormai c’era solo l’Europa,
il libero mercato internazionale, la “santa” globalizzazione
nel cui ambito ci arricchiremo tutti. Che troglodita questo Fazio! E
fu costretto alle dimissioni, fra l’altro sfruttando una serie
di intercettazioni telefoniche pubblicate sui giornali, che ponevano
perfino dubbi sui rapporti tra la “sua” signora e Fiorani.
Una vera vergogna morale per chi ha promosso quella campagna! E si sa
chi l’ha promossa, non sono ignoti! Sono gli stessi che sono corsi
alle Primarie a votare Prodi; sono quelli che l’8 marzo hanno
dato il via a Mieli per l’editoriale sul Corriere in cui si invitava
a votare Prodi e i suoi “bravi”.
Improvvisamente, tutto mutato. Benetton vuol fondere Autostrade con
la spagnola Abertis? Maledetto, cede un pezzo di Italia allo straniero.
Si fa la SanIntesa? Bene, si crea un grande Istituto che sarà
difficile scalare dall’estero. Tronchetti scorpora la TIM, perché
in effetti vuol venderla, e forse all’estero, insomma a chi gliela
pagherà meglio? Orrore, suoniamo Il Piave: “non passa lo
straniero”. Si può immaginare mala fede più manifesta
di questa? A me non interessa difendere nessuno dei personaggi che ho
citato fin qui; quello che farei a tutti loro, le pene che comminerei
loro, voi nemmeno le potete immaginare. Noto però ancora una
volta la menzogna, la lingua biforcuta, la spudorata ipocrisia, di questa
sinistra. Guardate che so benissimo che, dall’altra parte, non
si sta meglio. Ma io non sto parlando all’altra parte, sto rivolgendomi
a quelli che pensavo alleati e talvolta persino amici. E debbo concludere
che, avendo votato per gentaglia come Prodi, Fassino & C., che fanno
e dicono le cose, di cui quelle sopra riportate sono un minimo, infinitesimale
esempio, questi compagni e amici sono come gli altri. In veneto, “compagni”
significa eguali o simili; quindi quelli che insistono a restare di
sinistra sono “compagni” degli altri. Tutto qui.
12 settembre