TPS(Tommaso Padoa-Schioppa o Taglia la Pubblica Spesa?)
di G. La Grassa
Si fa il possibile per dare una razionalità
agli avvenimenti, anche i più piccoli, ma è sempre più
complicato; non voglio cedere alla tentazione di dire “è
tutto un mondo di pazzi e mentecatti”, ma è veramente difficile
mantenere “dritta la barra”.
Sorvolo adesso sulla missione in Libano, dove gli europei, e tra loro
i nostri concittadini governanti, solleverebbero ondate di ilarità
se la situazione non fosse maledettamente grave. Per adesso voglio limitarmi
ad una piccola baruffetta piuttosto divertente. Una settimana fa circa,
l’economista Giavazzi scrive un editoriale sul Corriere. In esso
è contenuta un’affermazione sensata: dopo tutte le altalene
giornaliere su “ripresa si, ripresa no”, il suddetto fa
notare che l’economia USA ormai sfiora la recessione e che anche
la Germania mostra segni di rallentamento. Per i nostri inetti e servili
governanti, che contano su una ripresa trainata da quella tedesca, si
tratta certo di una notizia sconsolante. Il “nostro” però
aggiunge che questo Governo deve decidersi a tagliare le imposte e quindi
a ridurre drasticamente la spesa pubblica, intaccando il feticcio della
“sinistra” (d’ogni genere): il Welfare State.
Apriti cielo, Padoa Schioppa risponde per le rime perché ovviamente
si sente toccato dalla critica. Intanto accusa di fatto l’economista
di aver scritto una specie di articolo su commissione per recuperare
al giornale qualche po’ di quei lettori che lo hanno abbandonato
(per Giornale e Libero); inoltre invia la sua lettera (via e-mail) a
92 tra economisti, esperti, grand commis d’Etat, ecc. Ancora una
volta sorvolo sul fatto – non però irrilevante –
che questo “grande tecnico” si interessa solo al parere
di alcune decine di “suoi pari”, poiché il suo modello
di Stato è evidentemente una sorta di “Repubblica dei Saggi”.
Solo che Platone parlava di persone di alta e vastissima cultura; “questo
qui” si rivolge a volgari tecnici (del suo stampo), della cui
elevata capacità specialistica non dubito, ma che non vedono
a tre centimetri dal loro naso.
Il divertente è però proprio nella lettura dei novanta
nomi: non c’è Prodi, il premier del governo di cui fa parte
– ex presidente della Commissione europea, professore di economia,
grand commis quando dirigeva l’IRI, ecc. – né Mieli,
il direttore del giornale “incriminato”, che avrebbe commissionato
l’articolo di Giavazzi per risalire la china presso i suoi lettori.
E’ chiaro che a Padoa-Schioppa (oramai un po’ “schioppato”)
sono saltati i nervi perché è ormai completamente esautorata
dal forsennato Visco, il “mangia-lavoratoriautonomi”. Comunque
dai novanta, chiamati “a consiglio” dal Ministro, è
giunta poca solidarietà. Solo Vaciago (sinistra) lo ha qualificato
di più coraggioso degli ultimi vent’anni. Onida ha affermato
che solo con la finanziaria si vedrà se le buone intenzioni del
ministro si realizzeranno. Il presidente della Consob, Cardia, è
stato ancora più prudente, dichiarandosi comunque sicuro che
il ministro “troverà” (al futuro come ben si vede)
un equilibrio tra diverse esigenze. Credo poco altro. Resta il fatto
che il ministro, pur perdendo la bussola, è stato abbastanza
oculato nel non annoverare tra i “Saggi” il sig. Romano
Prodi.
Sorvolo anche su un piccolo gruppo di economisti, che giocano ai “marxisti”,
i quali vogliono dare consigli su come uscire dalla crisi mantenendo,
anzi magari incrementando (via taglio dei profitti a favore dei salari?)
la spesa pubblica. In un mondo come quello d’oggi, credono che
la via d’uscita per una ripresa sia dalla parte della “domanda”.
Che cosa questo abbia a che fare con Marx, non so; so che non vale la
pena di polemizzare con chi è “buono” con i “lavoratori”,
e comunque non fa parte dell’establishment che ci sovrasta e ci
devasta.
23 agosto