TPS, TPS! CON ‘STA PIOGGIA E CON ‘STO VENTO,
CHI E’ CHE BUSSA A ‘STO CONVENTO? (di G. La Grassa)
Per quanto Prodi abbia ammesso pochi ritocchi alla finanziaria, altrimenti
metterà la fiducia, starei attento a non discutere le singole
proposte perché è facile che la legge cambi in qualcosa,
dato lo scontento non indifferente che essa ha provocato; anche chi
vorrebbe difenderla perché appoggia il Governo – e ha magari
ricevuto regalini con questa finanziaria come Monte(prez)zemolo (così
lo chiama giustamente Dagospia) – è in difficoltà
seria; basta leggere i contorcimenti del “Corriere”, di
“Sole24ore”, perfino di “Repubblica”. In ogni
caso, ciò che è stato rilevato da Mauro sul blog (ripensaremarx.splinder.com)
in merito alle aliquote fiscali credo sia corretto; anche in alcuni
giornali ho letto che l’aliquota del 23% – in passato applicata
fino ai 26000 euro – si limita oggi al tetto dei 15000; mentre
da questa cifra ai 28000 si arriva al 27%. E così pure tutte
le fasce superiori ai 28000 euro conoscono forti aumenti delle aliquote,
nettamente superiori (come minimo di 4-5 punti) a quelle precedenti.
Per non parlare di ciò che accade dai 55000 euro in su.
Comunque, non mi fermerei a queste pur clamorose bugie raccontate in
merito allo sgravio delle fasce medio-basse e alla presunta redistribuzione
più equa del carico fiscale. Si tratta di falsità incredibili
– ed è disgustoso che passino grazie ad una TV e giornali
compiacenti – ma aspetterei l’approvazione della finanziaria
prima di parlarne troppo. Semmai sarà da affrontare la filosofia
generale di questo centrosinistra, ed in primo luogo il suo veterostatalismo,
il suo confondere il “pubblico” con il “collettivo”,
come sempre è avvenuto nella storia dei “socialismi reali”
e delle forze che rimangono abbarbicate ad una concezione dirigistica
della vita sociale fatta passare per azione “mirante al bene comune”.
La sinistra, da sempre, è riuscita a creare una contraddizione
insanabile tra “libertà individuale” ed “equità
sociale”, contraddizione che è stata la responsabile principale
di tutti gli sprofondamenti storici della lotta per la trasformazione
anticapitalistica. Una critica radicale di questa ignominia e colpa
storica della sinistra esige però ben altro lavoro. Sulla filosofia
generale della finanziaria (indipendentemente da come sarà poi
riscritta) mi soffermerò fra un po’ di tempo. Oggi vorrei
parlare di quello “straordinario” personaggio che è
il ministro Tommaso Padoa-Schioppa (TPS); e sia chiaro che quanto dirò,
con le opportune modifiche drasticamente peggiorative, va applicato
anche a quell’arrogante e presuntuoso (senza motivi intellettuali
per esserlo) individuo che è Visco (“non c’è
Fisco peggiore di Visco”). E la stessa cosa andrebbe detta del
Premier, a mio avviso un pessimo economista che, nella scuola di Andreatta,
stava al suo Maestro come Buttiglione stava ad Augusto Del Noce nella
scuola di quest’ultimo (e tenendo conto, beninteso, che Del Noce,
in campo filosofico, rappresentava un qualcosa di decisamente superiore
ad Andreatta in campo economico).
E veniamo all’ineffabile TPS, con pochi cenni. Tutti, anche a
destra, sostengono che è tecnico di grande valore; forse perché
è liberale e la destra non può parlarne troppo male. Volendo
comunque credere a queste dicerie, allora si può forse sciogliere
il mistero ricordando una bella frase coniata nel ’68 per i tecnici
e gli esperti: “idioti con alto quoziente di intelligenza”.
Non capiscono nulla della vita normale, di quella quotidiana di milioni
di persone, ma, essendo specializzati in grafici e tabelline, si sentono
realizzati e felici (anche perché gli idioti come noi, tramite
gli inetti che ci governano, passano loro stipendi, e poi pensioni,
da capogiro). Non credo che il lettore (colto) si annoierà se
citerò per esteso un racconto di Kafka, vero genio addirittura
pauroso e che, come tutti i geni, sembrano profeti in grado di prevedere
con enorme anticipo eventi sia felici che catastrofici come, ad es.,
la nascita di TPS. Prendiamo un tipico racconto kafkiano, “La
Trottola”:
“Un filosofo si tratteneva sempre dove c’erano bambini a
giocare. E quando vedeva un ragazzo con una trottola, si metteva subito
in agguato. Non appena la trottola girava, il filosofo la inseguiva
per prenderla. Che i bambini [avete capito che siamo noi; ndr] facessero
chiasso e cercassero di allontanarlo dal loro giocattolo, non gli importava;
se riusciva a prendere la trottola, mentre ancora girava, era felice,
ma solo un istante, poi la buttava via e se ne andava. Credeva infatti
che la conoscenza di ogni inezia, dunque anche, ad esempio, di una trottola
che gira, fosse sufficiente per conoscere l’universale. Perciò
non si occupava dei grandi problemi; gli pareva antieconomico [ma come
faceva Kafka a sapere che sarebbe nato TPS?; ndr]. Conoscendo realmente
la minima inezia, è come conoscere tutto; perciò si occupava
soltanto della trottola girante…”.
Sono talmente folgorato e soffocato dall’ammirazione per questo
scrittore “veggente” che non faccio commenti: li lascio
a coloro di voi che hanno un normale funzionamento delle loro sinapsi
neuroniche. Desidero ricordare solo tre esempi della “trottola
girante” di TPS.
Tempo fa, dopo almeno un paio d’anni dall’entrata in vigore
dell’euro, di fronte alla sensazione (giusta) della gente in merito
ad una inflazione galoppante, e all’indignazione procurata dalle
vergognose menzogne dell’Istat (messe in tabella-Trottola), che
sottovalutava, e non certo di decimali, l’inflazione stessa, TPS
se ne uscì con un editoriale su quel “bel giornale”
(obiettivo e campione d’informazione) che è il “Corrierone”,
in cui irrideva alle impressioni della gente affermando che, se anche
il peperoncino era cresciuto del 400%, questo non incideva gran che
sul calcolo delle “trottole” (leggi: frottole) del nostro
“scientifico” istituto di statistica. Oggi, centrosinistra
e centrodestra si affannano solo a rinfacciarsi l’un l’altro
la responsabilità dell’aumento (enorme) del costo della
vita dopo l’introduzione dell’euro; ma nessuno nega più
il fatto e quindi, ricordando l’uscita da buontempone di TPS,
avremmo voglia di prendere del refe e cucirgli quella bocca (quasi sempre
atteggiata “a culo di pollo”) da cui fa uscire le sue “trottolate”.
Passano gli anni e degli irresponsabili gli affidano il Ministero dell’economia,
rafforzato dalla nomina a vice di un altro “correligionario”
a nome Visco (“peggio del Fisco non c’è che Visco”).
Esce la finanziaria che, almeno nelle intenzioni fin qui mantenute,
vuol trasferire una quota assai ampia del Tfr (le “liquidazioni”)
dai bilanci delle aziende (ove sono stati fin qui accantonati) in direzione
dell’INPS. Lasciamo perdere il fatto che non si capisce da dove
provenga un sollievo duraturo per i conti dello Stato; un credito verso
i lavoratori passa dai “privati” ad un istituto “pubblico”;
appunto, C.V.D.: un mero cambiamento giuridico-formale è considerato
un bene per la collettività da quelli che ho sempre definito
“socialisti di stato” o “lassalliani” (da Lassalle,
sbeffeggiato da Marx perché contrabbandava mutamenti inessenziali,
puramente formali, per “interesse collettivo”).
Resta il fatto che gli imprenditori (in particolare i piccoli) usano
dei Tfr per quelli che sono in definitiva autofinanziamenti, con un
costo del 3%. Adesso, dovranno sostituirli con finanziamenti bancari
a costo molto più alto. Un incredibile regalo alle banche, innanzitutto,
che la dice lunga sulle commistioni d’affari tra questo Governo
e la finanza. Ma come si difende TPS, il “filosofo della trottola
girante”? Afferma candidamente che, in fondo, le imprese cercheranno
finanziamenti al 6% e questo, secondo lui, “non è un dramma”.
Gli interessi bancari giungono anche al 7-8%, ma fossero pure al 6,
si tratta del doppio del 3% di cui sopra. Ma vi pare un tecnico ed un
esperto di economia uno che afferma una cosa simile? O forse si, è
un tecnico, uno che ragiona per schemi matematici, uno che, se guarda
le cascate dell’Iguazu, vede solo la formula che dalla portata
in metricubi/secondo consente di calcolare la massa d’acqua caduta
in 24 ore.
Ieri, infine, difendendo la finanziaria, si è lasciato andare
a dichiarazioni troppo complesse per lui (non matematicamente complesse,
per carità, non oso sostenere questo) e si è messo a citare
il settimo comandamento più qualche altro passo biblico. E si
è stupefatto che alcuni milionari non si dichiarino felici di
contribuire alla rinascita italiana, così ben affossata da queste
scelte governative del tutto miopi, prive di una qualsiasi strategia
di sviluppo effettivo. Sarebbe già fastidioso udir citare certi
passi “religiosi” dalla voce del Cardinal Ruini; ma riceverli
da TPS, che oltre tutto non ha alcun senso dell’umorismo e nemmeno
un po’ di capacità di autoironia, è come sentire
raccontare barzellette da quelli che sono negati a tal uopo. Si risparmi
Ministro, e ci risparmi queste battute; abbiamo già Panariello
che ci fa scendere i c….verso terra. E poi, quando ha tempo da
sottrarre alle sue amenità, vada sul sito Lavoce.info (che non
è di “destra”, almeno non di quella che è
dichiarata “ufficialmente tale”) e si guardi le analisi
di Giannini-Guerra, dalle quali risulta che sono in molti, la maggioranza,
a piangere assieme ai suoi “milionari che dovrebbero essere felici”.
Eppure TPS, malgrado ne dimostri una decina di più, ha solo 66
anni; oggi può ritenersi ancora quasi “un giovane virgulto”.
Se si dimettesse, passasse le consegne a Visco (“quando ho visco
Visco, di tutto poi m’invisco”), cominciasse a frequentare
i bar (e anche osterie) in periferia, dove si trova infine gente normale,
che parla come mangia, che non si accorge di essere troppo bastonata
(tanto più di così…), che mantiene quindi ancora
un po’ di buonumore (“implementato” da qualche bicchiere
di troppo), potrebbe disintossicarsi dei suoi “saperi” e
cogliere un fatto per lui stupefacente: la gente non è decisamente
felice se avverte che deve pagare più “tasse” (cui
poi si aggiungeranno quelle regionali, comunali, ecc.), se riceve bollette
di luce, gas, ecc. aumentate, se vede il costo della vita sempre crescente
molto di più rispetto alle cervellotiche cifre udite in TV, ecc.
Invece di vivere nel mondo di Alice, dove esiste il “riso del
gatto senza il gatto”, TPS si troverebbe in un mondo reale dove
ci sono gatti reali, che – com’è ben noto –
non ridono.
Venga sig. Ministro, venga in mezzo a noi gatti, ché sarà
in fondo accolto con simpatia come tutti quelli che “si ravvedono”.
Il primo invito glielo rivolgo io. Non avrò certo una casa come
la sua, ma comunque dignitosa, con sotto un bel giardino con sdraio
dove leggere. Le darò come primo libro le poesie del Belli, poeta
fondamentale per quelli che si sono storditi di potere, perché
ci ricorda quanto questo è caduco, assieme a tutto il resto della
nostra così breve vita. Ha mai letto “Il caffettiere filosofo”?
Se si, lo rilegga; se no, lo legga e mediti, “staccandosi dal
mondo” delle sue delusioni perché non è riuscito
a rendere felici alcuni milionari. La prego, sostituisca i comandamenti
con il grande Belli!
4 ottobre