| RIPENSARE MARX ANTIEGEMONISMO E NUOVE PROSPETTIVE DI LOTTA CONTRO IL CAPITALISMO
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Sono riuscito a procurarmi proprio da un paio di giorni
il libro di Costanzo Preve <<Storia critica del marxismo>>
Edizioni “Città del Sole” – Napoli 2007.
2. Per completezza e per rendere più agevole la comprensione e lo studio del fenomeno pensiamo di includere, come si è potuto vedere dalla datazione del momento iniziale da noi proposta, nel marxismo storico otto-novecentesco anche quella parte dell’attività teorica in cui Marx e Engels hanno elaborato la loro teoria del comunismo critico; una parte che precede il lavoro di fondazione del marxismo vero e proprio, operata dal “secondo” Engels, come dottrina del socialismo scientifico.
5. La seconda mossa teorica operata è consistita nel passaggio dalla critica dell’economia politica alla fondazione di una disciplina scientifica, l’economia marxista, intesa in senso positivistico (anche Marx ha forse alcune responsabilità a questo riguardo) che sistematizzava le leggi economiche – pensate deterministicamente sul modello delle scienze naturali e dell’epistemologia positivista del tempo - non solo in quanto caratterizzanti la società capitalistica come formazione sociale a modo capitalistico di produzione dominante ma anche per le fasi di transizione alla società socialista e a quella comunista (in quest’ultima società la produzione e il consumo sarebbero state del tutto “liberate”: le leggi economiche sarebbero scomparse).
7. Nella teoria marx-engelsiana del comunismo critico, per quanto riguarda la politica, Marx inizia con la demistificazione della democrazia politica borghese (nel saggio sulla Questione Ebraica) a cui fa seguire il passaggio decisivo consistente nel produrre una immagine “storicamente necessaria” dell’unità fra la teoria critica rivoluzionaria e il proletariato inteso come classe dei “servi sofferenti” crocifissi dalle spietate leggi della proprietà privata fonte di profitto per i padroni e di immani miserie per i lavoratori (Critica della filosofia hegeliana del diritto. Introduzione). Più in generale il comunismo critico ritiene inscindibili nella pratica politica dell’organizzazione di classe i momenti dell’elaborazione teorica, delle decisioni strategiche e delle scelte tattiche. Il primato dell’elaborazione teorica permetterebbe la correzione di rotta più appropriata sia nel costituirsi e modificarsi dell’organizzazione al suo interno sia nella scelte nei vari momenti della lotta. La natura di detta organizzazione dovrebbe essere quella di una “libera associazione dei lavoratori” costituita in modo tale che al suo interno possano trovare spazio, oltre all’istanza propriamente politica , anche quella di rappresentanza e azione sindacale e infine la stessa pratica solidaristica da concretizzare nelle varie forme del mutuo soccorso in funzione anticapitalistica. 8. Il tentativo di contrapporre alla teoria politica del Partito come avanguardia della Classe rivoluzionaria una ipotesi assemblearistica e democraticistica come quella dei consigli operai si è rivelata debole proprio per la sua incapacità di rispondere all’esigenza, avanzata dal comunismo critico, di far valere il primato dell’elaborazione teorica contro la presunta capacità di autogestione, autorganizzazione e autonomia della classe.
10. Vi sono alcuni motivi fondamentali per i quali pensatori e studiosi
grandissimi come Rubin, Lukacs e Althusser debbano sì essere
annoverati tra i classici del marxismo ma non tra i suoi maestri. Il
primo è che sia Althusser che Lukacs – e proprio “Storia
e coscienza di classe” dimostra i limiti di comprensione del pensiero
hegeliano da parte del “primo Lukacs” - hanno sviluppato
filosoficamente il marxismo non riuscendo alla fine , però, a
comprendere la natura idealistica (realistico-razionale) della filosofia
del comunismo critico. E’ anche vero che nel francese si riprende
per il materialismo storico l’idea di scienza della storia intesa
come processo senza soggetto né fine, tuttavia , per contrasto,
ogni decisivo mutamento risulta opera del “vero motore”
della storia stessa: la lotta di classe combattuta dagli agenti sociali
seppure intesi come individui storici reali, concreti - e non come soggetti
trascendentali - si presenta come un dover essere, un “cattivo
infinito” trascendente che non vede l’autentica incapacità
di modificare i processi e con essi le strutture secondo il cosiddetto
“punto di vista di classe”. Per quanto riguarda Rubin si
può osservare che i suoi maggiori contributi egli li ha portati
nel campo dell’economia marxista - e in particolare della teoria
del valore - dove ha affrontato in modo particolarmente brillante i
nodi dell'astrazione del lavoro e del feticismo delle merci (per quanto
poteva interessare la teoria del valore-lavoro) non entrando però
nel merito dei principali temi della critica dell’economia politica.
12. Dopo Gramsci, a cui attribuisco il ruolo di quarto maestro della storia del marxismo, dobbiamo prendere in considerazione le due grandi figure del comunismo storico novecentesco che sono Stalin e Mao. Stalin è il fondatore del leninismo come teoria marxista della tattica del proletariato “nell'età dell'imperialismo e della rivoluzione proletaria” anche se il proletariato risulta essere , in questa concezione, sostituito e identificato con il Partito-Stato leninista. Mao sviluppa ulteriormente il leninismo analizzando e mettendo in pratica la tattica della lotta di classe nella società socialista - di transizione al socialismo , post-rivoluzionaria o in qualsiasi altro modo la si voglia poi definire - e all’interno del partito comunista, riprendendo in forma specifica le parole d’ordine leniniane sulla necessità delle rivoluzioni culturali. 13. La teoria del partito di Lenin, come l’intellettuale organico e il “moderno Principe” gramsciani, appartengono alla parte più debole della teoria marxista del novecento; un rinnovato comunismo critico dovrà essere capace di trarre dall’analisi del presente quegli elementi che dovranno servire per costituire una organizzazione , ormai non più “proletaria”, necessaria per un nuovo anticapitalismo. 14. Che io sappia l’ultima fase della storia del marxismo, l’epoca della sua “dissoluzione”, (1976-1996) non è stata ancora studiata nel suo complesso. Sarebbe auspicabile che i teorici appartenenti a quest’ultimo periodo e ancora in attività sviluppassero lavori concernenti la loro biografia intellettuale, facendo particolarmente attenzione agli elementi di autocritica che implicitamente da essa sia possibile ricavare. Altrettanto importante, mi pare, sarebbe l’impostazione di un lavoro di ricerca bibliografica, relativamente a questo arco di tempo, sfruttando anche le grandi potenzialità derivanti dall’informatizzazione e dalla comunicazione tramite Internet. La storia del marxismo rimane comunque, è da ribadire, oggetto di studio fondamentale per chiunque voglia pensare anticapitalisticamente come, per fare un paragone, anche il più scatenato filosofo nichilista postmoderno, in quanto si ritenga filosofo, non può assolutamente prescindere da una approfondita conoscenza di giganti quali, ad esempio, Platone , Aristotele, Spinosa ecc. e insomma di tutto il passato della disciplina da lui coltivata. Tozzato Mauro, 01-08-1999 (testo revisionato, solo correggendo i refusi,
il 27.02.2007)
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